Neuroradiologia, protagonista “dietro le quinte” della medicina

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“I problemi neurologici sono all’origine del 40% degli accessi in ospedale e il 70% delle Risonanze Magnetiche è ormai di pertinenza neuroradiologica ma molti pazienti non ci conoscono perché rimaniamo spesso dietro le quinte”, dichiara Andrea Rossi, presidente AINR e direttore della UOC Neuroradiologia IRCCS, Istituto Giannina Gaslini di Genova, in occasione del XXXI Congresso dell’Associazione Italiana di Neuroradiologia AINR, in corso a Roman fino all’11 giugno. “La Neuroradiologia, oggi, è la disciplina nella quale l’Intelligenza Artificiale è divenuta strumento di supporto quotidiano, ormai parte integrante nelle indagini diagnostiche ospedaliere e che ha cambiato radicalmente, grazie all’integrazione con le nuove tecniche interventistiche, gli esiti nei pazienti con ictus trattati tempestivamente. Questo è il risultato tangibile che si ricava quando si investe con passione nella formazione che salva le vite. Il prossimo obiettivo è cercare di aumentare la durata della Scuola di Specialità in Radiodiagnostica individuando un percorso dedicato per la formazione neuroradiologica in analogia a quanto avviene negli altri Paesi europei”, afferma il prof. Andrea Falini, ordinario di Neuroradiologia, Università Vita-Salute San Raffaele, direttore U.O.C. di Neuroradiologia, IRCCS Ospedale San Raffaele. Anche per questo il Congresso AINR si caratterizza per una forte connotazione formativa, con percorsi didattici che ogni congressista può “disegnare” a seconda delle proprie esigenze, oltre a un corso propedeutico di neuroanatomia vascolare e funzionale svoltosi durante la prima giornata.

Nel 1976 fu fondata la prima Unità Operativa Complessa di Neuroradiologia all’Ospedale Cardarelli di Napoli. Gli universitari sono 50 e i 14 giovani ricercatori sono raddoppiati negli ultimi 3 anni. In Italia sono 60 le Unità Operative di Neuroradiologia e la disciplina è cresciuta progressivamente nell’equilibrio del SSN. “In Neuroradiologia non esiste una divisione netta tra terapia endovascolare e attività diagnostica. Esse sono anzi estremamente interconnesse”, spiega il vicepresidente AINR, prof. Marcello Longo, ordinario di Neuroradiologia all’Università di Messina. “La diagnosi della malattia, infatti, viene effettuata dal diagnosta che fornisce le indicazioni per un efficace trattamento all’interventista. L’esempio perfetto è proprio lo stroke: in questo caso senza atto diagnostico accurato non esiste intervento endovascolare efficace.”

“Tuttavia – conclude Mario Muto, direttore UOC Neuroradiologia Diagnostica e Terapeutica, AO Cardarelli di Napoli – se l’esito clinico degli stroke è migliorato radicalmente negli ultimi 5 anni grazie ad un nuovo tipo di intervento, la trombectomia meccanica, molto si può ancora fare sul fronte della prevenzione. Tuttora il 50% dei 200mila stroke che avvengono annualmente in Italia potrebbe essere evitato attraverso controlli periodici della pressione arteriosa, controlli cardiologici, esami del sangue e doppler carotidei, nonché attraverso la rinuncia a fattori di rischio quali il fumo e un l’alcol.”