World Diabetes Day 2025: “Sport fondamentale contro il diabete; lo praticano quasi 4 persone su 10”

Presentati i dati Istat sulla pratica sportiva in Italia: si riduce il gap tra uomini e donne; lo praticano quasi 4 persone (di 3 anni e più) su 10, vale a dire il 37,5% della popolazione. La pratica sportiva è diffusa soprattutto fra i giovani, ma dopo i 24 anni si osserva una progressiva diminuzione. Più sportivi gli abitanti delle metropoli, male i piccoli centri, il Sud e Isole. Il quadro è stato tracciato nel corso di un evento recentemente svoltosi al Foro Italico, in collaborazione tra Federazione delle Società Scientifiche Diabetologiche Italiane FeSDI, Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili e Sport e Salute.

In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, ricorsa il 14 novembre 2025, FeSDI – che riunisce le Società scientifiche di Diabetologia SID e AMD – e Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili, insieme a Sport e Salute, si sono riunite presso il Circolo del Tennis del Foro Italico per un Convegno incentrato sul ruolo dello Sport quale alleato nel contrasto alla patologia, e in generale alle cronicità. Un evento preceduto dall’illuminazione blu – colore ufficiale della Giornata – di alcuni dei luoghi simbolo della Capitale, nella notte fra il 13 e 14 novembre, e che simbolicamente ha concluso le iniziative promosse quest’anno in Italia in occasione della Giornata Mondiale.

Secondo dati dell’International Diabetes Federation, entro il 2045 il diabete riguarderà globalmente 1 adulto su 8; in Italia ne soffrono oltre 4milioni, e si stima che entro il 2040 possa estendersi fino al 10% della popolazione. Fondamentali nel contrasto alla patologia sono sport e attività fisica. Le sane abitudini di vita – viene ribadito nel corso del Convegno – sono fondamentali nella prevenzione e nel contrasto al diabete ed è quindi necessario continuare a promuoverle e diffonderle anche realizzando iniziative in linea con il Manifesto dei Diritti della Persona con Diabete e dei Doveri dell’Individuo e della Comunità e con il Protocollo d’Intesa per la Promozione di Sani Stili di Vita e la Sensibilizzazione sulla Prevenzione del Diabete e dell’Obesità nelle Città, firmato da Sport e Salute S.p.A., FeSDI e dai rappresentanti degli Intergruppi Parlamentari Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili e Qualità di Vita nelle Città.

In occasione della Tavola Rotonda promossa dall’Osservatorio Permanente sullo Sport, l’Esercizio Fisico e l’Attività Motoria di Fondazione SportCity, sono stati presentatati i dati Istat sulla pratica sportiva in Italia. Ne emerge uno scenario “con luci ed ombre”: sono 21,5milioni le persone che hanno praticato sport nel 2024 in Italia, pari al 37,5% della popolazione dai 3 anni in su; di questi, il 28,7% pratica sport con continuità; l’8,7% saltuariamente. Il 43,4% degli uomini pratica sport, contro il 31,8% delle donne, con un gap di genere che era pari a quasi 17 punti nel 1995 e scende a 11,6 punti nel 2024. Rispetto all’età, la massima diffusione della pratica sportiva è tra gli 11-14 anni, ovvero il 75,6% (66,7% continuativa), l’adesione è buona fino ai 24 anni, poi c’è un calo progressivo. In crescita lo sport negli anziani: fra i 65-74 anni gli sportivi sono il 23,3% (5,3% nel 1995), tra le persone con 75 o più anni il dato è del’8,1% (1,4% nel 1995). Rispetto al territorio, più sport si registra al Nord-est (43,9%), poi Nord-ovest (41,7%) e Centro (41,5%), mentre Sud e Isole restano più indietro (27,9%). Le Città metropolitane risultano più attive (42,7%), meno sport nei piccoli Comuni (29,7%). Il titolo di studio è discriminante: solo il 6,1% con licenza elementare e il 17,3% con licenza media fa sport, contro il 55% dei laureati.

Le differenze socioculturali influenzano la pratica sportiva in tutte le fasce d’età. Con l’aumentare dell’età, la pratica sportiva tende infatti a diminuire per tutti, ma le disuguaglianze persitono. Le motivazioni principali che spingono a praticare sport sono il desiderio di mantenersi in forma (61,5%), la passione o il piacere personale (49,8%), lo svago (42,6%) e la riduzione dello stress (27,5%).

“In Italia il 62,5% della popolazione non pratica sport”, dichiara la dott.ssa Emanuela Bologna, dell’Istat. “All’interno di questo gruppo, quasi 1/3 (29,7%) svolge regolarmente qualche forma di attività fisica, soprattutto le donne, i bambini fino a 5 anni e le persone oltre i 64 anni, mentre il 32,8% è completamente sedentario. Inoltre, quasi 4 su 10 non hanno mai praticato sport nella vita (37,1%), più donne che uomini (44,7 vs 29,1%). Nel Mezzogiorno quasi 1 persona su 2 è sedentaria e meno di 1 su 4 pratica attività fisica. I livelli più alti di sedentarietà si registrano nei piccoli Comuni fino a 2mila abitanti (quasi 4 persone su 10). Le principali motivazioni di chi non pratica sport nel nostro Paese sono mancanza di tempo (35,1%), mancanza di interesse (31,2%), età (21,3%), salute/disabilità (15,3%), stanchezza/pigrizia (12,3%), motivi economici (7,6%).”

“Il diabete comporta gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne è affetto, e dei suoi famigliari, oltre che un impatto importante sull’economia del Paese, con costi diretti e indiretti legati alla perdita di produttività”, afferma l’on. Roberto Pella, presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili e vicepresidente Anci. “Come Intergruppo parlamentare siamo fortemente impegnati, oltre che nell’iniziativa legislativa, nel mettere il tema al centro dell’agenda politica secondo un approccio olistico e multisettoriale, volto a garantire alle persone con diabete gli stessi diritti delle persone sane, portando avanti un’alleanza tra tutti i soggetti coinvolti e promuovendo a tutti i livelli di governo la cultura dei sani stili di vita, dell’attività fisica e della prevenzione.”

“Uno stile di vita attivo e una sana alimentazione sono gli strumenti principali per prevenire patologie quali il diabete e contrastare anche quella ‘sedentarietà digitale’ che affligge soprattutto i giovani”, dichiara in un videomessaggio Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute. “Momenti come quello di oggi dimostrano come ci sia una squadra di istituzioni e realtà varie pronta, ognuno a suo modo, a sviluppare strategie e azioni per ‘allenare’ alla salute il nostro Paese. Come Sport e Salute, ogni giorno, facciamo la nostra parte in tutta Italia, sia perché è il ruolo che ci viene affidato dallo Stato, sia perché crediamo fortemente nell’importanza sociale di questo impegno.”

“L’attività fisica regolare rappresenta un pilastro nella prevenzione e nella gestione del diabete: non solo contribuisce al miglior controllo glicemico, ma migliora il benessere psicologico, la qualità della vita e l’inclusione sociale delle persone che convivono con questa patologia”, afferma la prof.ssa Raffaella Buzzetti, presidente FeSDI e SID. “Lo sport è per tutti e deve essere parte integrante del percorso di cura, al pari dei farmaci e delle nuove tecnologie. Promuovere l’attività fisica significa investire in salute pubblica e sostenibilità, perché un cittadino più attivo è anche un cittadino più sano.”

“Di fronte a dati che ci restituiscono un contesto di vita sempre più sedentario, Istituzioni, Società scientifiche e mondo dello Sport devono lavorare insieme, per rendere le nostre Città e i nostri luoghi di lavoro più favorevoli al movimento quotidiano e all’inclusione”, afferma il prof. Riccardo Candido, presidente Fondazione AMD. “È un cambiamento culturale necessario, che parte dall’informazione, passa per la prevenzione e arriva fino alla piena partecipazione delle persone con diabete alla vita sociale e professionale, valorizzando lo sport come strumento di salute, benessere e cittadinanza attiva per tutti.”

Un binomio quello tra diabete e sport che è ancora “gravato da un inaccettabile stigma”: “in Italia – viene ricordato nel corso dell’evento – un Regio Decreto del 1932 discrimina gli atleti con diabete impedendo loro di potersi arruolare nei corpi militari dello Stato e gareggiare nei gruppi sportivi. Un decreto anacronistico che non tiene conto dei progressi scientifici e dell'attuale qualità delle cure per il diabete. Lo sport è uno dei principali strumenti di inclusione e di realizzazione del potenziale umano, e superare questo anacronismo rappresenta una vera e propria battaglia di civiltà. 2 atleti Italiani in particolare, Anna Arnaudo e Giulio Gaetani sono diventati portavoce e testimonial di questa battaglia. Loro, in qualche misura, il diabete lo hanno già sconfitto perché non gli ha impedito di eccellere sulle pedane e nelle piste di tutto il mondo”.

“Quando ho scoperto che, per questa clausola sul diabete, non potevo accedere ai gruppi sportivi militari, dopo una prima demoralizzazione, ho sentito che era importante parlare di questa problematica e trovare una soluzione”, dichiara Anna Arnaudo, atleta azzurra di Atletica Leggera. “Il rischio è che passi un messaggio sbagliato: che la persona con diabete non possa praticare sport. In realtà è vero il contrario: l’attività fisica è fortemente raccomandata. Va lanciato un messaggio di speranza, affinché le persone con diabete, anche quelle che non aspirano a diventare atleti professionisti, non rinuncino a praticare attività sportiva.”

“Non ricordo ovviamente della mia vita prima del diabete, e forse proprio per questo l'ho sempre vissuta come normalità”, racconta Giulio Gaetani, atleta azzurro di Scherma, che nel 2002, a poco meno di 2 anni, ha scoperto di essere diabetico. “L’esclusione dai gruppi sportivi militari non permette ad atleti come me e Anna di rendere del tutto professionale la nostra attività sportiva, poiché non abbiamo uno stipendio e un supporto fondamentale nelle scelte di selezione per le gare di maggior rilievo.”