Virus respiratorio sinciziale RSV. “26mila ricoveri e 1.800 decessi ogni anno. Estendere copertura vaccinale agli anziani e fragili”

In Italia, ogni anno, il virus respiratorio sinciziale RSV causa circa 290mila infezioni respiratorie acute, oltre 26mila ricoveri ospedalieri e circa 1.800 decessi negli adulti, colpendo duramente anziani e chi convive già con patologie croniche respiratorie, cardiache, renali o diabetiche. Per questa ragione, per la prima volta in Italia, una coalizione trasversale di Sssociazioni di pazienti con patologie gravi e di adulti fragili si è riunita per rivolgere un messaggio istituzionale ai decisori: “Estendere la protezione vaccinale alla popolazione adulta in coerenza con le raccomandazioni già operative a livello europeo”. Con questo obiettivo si è tenuta lo scorso 24 luglio 2026, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Roma, la presentazione ufficiale de I Silenzi dell’RSV, nuova campagna di sensibilizzazione nazionale realizzata dalle Associazioni, insieme a Helaglobe, con il contributo non condizionante di GSK, Moderna e Pfizer.

IL CONTESTO INTERNAZIONALE E EUROPEO

A livello globale l’accesso alla prevenzione sta già cambiando passo: negli Stati Uniti, i CDC raccomandano la vaccinazione a tutti gli over75 e agli adulti dai 50/60 anni con patologie croniche; nel Regno Unito, il Servizio Sanitario Nazionale NHS garantisce la somministrazione gratuita dell’anti-RSV a tutti i 75enni e agli ospiti delle Strutture per anziani, raggiungendo tassi di copertura superiori al 65%. In Europa, l’Agenzia Europea per i Medicinali Ema ha già approvato ben tre opzioni vaccinali per l’adulto, ma l’accesso per i cittadini italiani resta vincolato alle differenti delibere regionali.

“Seguo da anni l’aspetto della profilassi e il nostro ufficio si occupa non solo di malattie emergenziali, ma anche infettive e possiamo dire che l’infezione da RSV è sottostimata”, dichiara Anna Caraglia, direttore Ufficio 3 - Emergenze Sanitarie, Dipartimento della Prevenzione, Ministero della Salute. “Come Ministero della Salute abbiamo già cominciato dal 2024 a emanare delle circolari per promuovere le vaccinazioni tra neonati e pazienti fragili. Con l’Istituto Superiore di Sanità stiamo aggiornando il calendario vaccinale coinvolgendo molteplici Dipartimenti. Nei prossimi mesi vedremo come inserire anche la vaccinazione dell’adulto fragile. Ad oggi ci sono alcune Regioni che sono pronte a somministrare questi vaccini, ma noi dobbiamo essere pronti in tutte le Regioni del nostro Paese.”

VIDEO-MANIFESTO LA FORZA DELL’ASSENZA

Durante la conferenza stampa, ospitata su iniziativa del vicepresidente della Camera, on. Fabio Rampelli, è stato proiettato il video-manifesto della campagna incentrato sul concetto dell’assenza: ambienti di vita quotidiana improvvisamente vuoti – una cucina con i piatti ancora sul tavolo, un ufficio lasciato a metà – e una voce narrante che ripercorre il “tempo sottratto” dalla malattia. Il video si chiude con un appello: “Oggi esiste un vaccino contro il virus respiratorio sinciziale per gli adulti. Una nuova opportunità per proteggere chi è più fragile: parlane con il tuo Medico”.

“DIAGNOSI ERRATE E ABUSO DI ANTIBIOTICI”

“L’RSV è una patologia silenziosa e difficile da individuare, poiché spesso scambiata per una normale influenza stagionale o un’infezione batterica”, dichiara Salvatore D’Antonio, presidente dell’Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus. “Questo porta a un ricorso improprio agli antibiotici: in inverno assistiamo a un aumento del +40% del loro consumo, pur trattandosi di un’infezione virale. Ma c’è anche un grande problema di informazione. Da un’indagine su 500 nostri pazienti vaccinati per l’influenza, quasi il 60% ignorava l’esistenza del virus sinciziale. Oggi ci troviamo nella scomoda posizione di dover spiegare a chi vuole proteggersi che la vaccinazione non è ancora garantita in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.”

“È importante lavorare sulla prevenzione della popolazione “, afferma Davide Cafiero, di Helaglobe. “In Italia l’RSV causa quasi 30mila ricoveri con 1.800 decessi. I più colpiti sono ovviamente i pazienti fragili. Per questa ragione fare prevenzione significa anche ammortizzare i costi per la Sanità pubblica.”

“I dati su RSV sono probabilmente superiori a quanto sappiamo. Il virus respiratorio sinciziale può portare anche a circa 50mila ricoveri annui”, dichiara il prof. Massimo Andreoni, ordinario di Malattie Infettive presso l’Università Tor Vergata di Roma e membro del Consiglio Superiore di Sanità. “Ciò che deve far riflettere sulla centralità della prevenzione è come queste insidiose malattie infettive possano vanificare spesso interventi di sanità pubblica. Prendiamo un paziente anziano con una protesi o un giovane affetto da tumore. Ebbene, gli sforzi e le grandi spese per queste altre patologie vengono vanificate da infezioni che, come nel caso dell’RSV, possono essere prevenute. Noi non capiamo l’impatto della malattia. Vaccinare da RSV riduce, per esempio, del -10% i ricoveri per infarti del miocardio. Sappiamo che l’RSV è altamente infiammatorio; evidentemente – prosegue – queste situazioni di infiammazione acuta compromettono il paziente con patologie cardiache. Non solo nel ricovero, ma anche nella fase successiva al ricovero.”

“La prevenzione passa anche da una corretta fruizione dell’informazione”, dichiara Eleonora Zazza, presidente Corecom Lazio. “Negli ultimi anni stiamo vedendo che la salute del cittadino non si tutela solo nei reparti ospedalieri o attraverso l’assunzione dei farmaci, ma inizia dal diritto a ricevere un’informazione chiara, scientificamente validata e accessibile. Quando parliamo di prevenzione e di campagne vaccinali per soggetti fragili (come quella contro l’RSV), la comunicazione non è un accessorio: è una vera e propria prestazione sanitaria. Sui canali digitali e sui social network assistiamo quotidianamente a fenomeni di ‘infodemia’ e alla proliferazione di notizie distorte, che spesso colpiscono proprio le fasce più vulnerabili della popolazione: anziani, malati cronici e caregiver. La disinformazione in ambito sanitario non è una semplice opinione, ma un rischio concreto che allontana le persone dalla prevenzione e genera paure infondate. È fondamentale promuovere un uso consapevole dei social media, trasformandoli da luoghi di potenziale disorientamento a canali di divulgazione istituzionale e certificata.”

All’incontro sono intervenuti: Anna Caraglia, Ministero della Salute, Direttore Ufficio 3 - Emergenze Sanitarie, Dipartimento della Prevenzione; Eleonora Zazza, presidente Corecom Lazio; Laila Perciballi, garante dei Diritti delle Persone Anziane di Roma Capitale e Massimo Andreoni, ordinario di Malattie Infettive presso l’Università Tor Vergata di Roma e membro del Consiglio Superiore di Sanità. A sostenere e guidare l’iniziativa è stata un’ampia coalizione di Associazioni di pazienti, tra cui: FederASMA e ALLERGIE - Federazione Italiana Pazienti ODV; Associazione Respiriamo Insieme APS; Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus; Alama APS; FIMARP; Conacuore; Fondazione Longevitas; Associazione Nadir ETS.