
Instabilità economica, inflazione e disoccupazione stanno amplificando la vulnerabilità dei nuclei familiari più fragili, con pesanti ricadute sulla salute mentale degli adulti e sulla sicurezza dei minorenni, sempre più esposti al rischio di maltrattamento. Parallelamente, si fa strada la minaccia della povertà relazionale: l’assenza di figure di riferimento, legami significativi e spazi protetti sta privando i minorenni di ogni rete di tutela, stringendoli in una morsa di doppia fragilità. È quanto emerge dalla VII edizione dell’Indice Regionale sul Maltrattamento e la Cura all’Infanzia in Italia, curato da Fondazione CESVI e presentato a Roma alla presenza del capo del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianfranco Costanzo, che ha portato un messaggio del Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, e del presidente e del direttore generale di CESVI, Ilaria Dallatana e Stefano Piziali. Hanno inoltre partecipato alla presentazione il chief social impact officer di Intesa Sanpaolo, Paolo Bonassi; la ricercatrice CESVI, Giovanna Badalassi; Maria Rosaria Centrone, di Articolo 12; la referente CESVI Napoli e Bari, Renata Molino; la psicoterapeuta Stefania Andreoli.
Il rapporto analizza i fattori di rischio e la capacità delle Regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia, mettendo in evidenza un’Italia a 2 velocità: nelle regioni del Nord, con reti sociali più solide e servizi più strutturati, emergono miglioramenti; nei territori caratterizzati da fragilità economica, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale, come alcune regioni del Meridione, persistono invece condizioni di rischio più elevate a cui non corrisponde un’adeguata risposta attraverso servizi di supporto. I servizi a sostegno della genitorialità, che in Italia raggiungono complessivamente oltre 144mila utenti (copertura media: 495 utenti ogni 100mila abitanti target) sono molto più diffusi al Nord (741 utenti/100mila abitanti) rispetto al Centro (322,1) e al Mezzogiorno (271).
GENERAZIONE SOLA
Il focus dell’edizione 2026, dal titolo Generazione Sola, è dedicato alla povertà relazionale e al suo legame con il maltrattamento infantile. Ne emerge un quadro netto: la povertà non è solo mancanza di risorse materiali, ma anche carenza o deterioramento di relazioni significative, spazi sicuri, adulti di riferimento e comunità capaci di proteggere. La povertà relazionale può manifestarsi nella solitudine, nell’assenza di ascolto, nella fragilità dei legami familiari, nella mancanza di amici, nel bullismo, nella scarsa presenza di adulti capaci di intercettare il disagio. È una forma di vulnerabilità meno visibile, ma decisiva: quando si indeboliscono le relazioni, diminuiscono anche i fattori protettivi che aiutano bambine e bambini a crescere in sicurezza. Per questo CESVI invita ad adottare un approccio integrato e multidimensionale per contrastare povertà relazionale e maltrattamento, rafforzando gli spazi educativi e di aggregazione, sostenendo le famiglie, valorizzando il ruolo della Scuola e promuovendo reti territoriali integrate tra servizi, Terzo Settore e comunità locali.
“Il maltrattamento all’infanzia è un grave problema sociale e di Salute pubblica, che non può essere letto solo come una questione individuale o familiare”, dichiara Stefano Piziali, direttore generale di Fondazione CESVI. “I risultati di questa edizione ci ricordano che il maltrattamento non è un fenomeno confinato alle mura domestiche, ma una sfida collettiva che affonda le proprie radici nelle condizioni strutturali, relazionali e sociali in cui bambini e famiglie vivono. L’aumento dei casi rappresenta il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con la precarietà economica, il crescente disagio psicologico e l’indebolimento delle reti di supporto sociale. I dati mostrano alcuni segnali incoraggianti, come la ripresa dei servizi a sostegno della genitorialità e dei servizi sociali territoriali dopo la pandemia, ma evidenziano anche persistenti disuguaglianze territoriali e criticità strutturali che non possiamo ignorare. Preoccupa in particolare la crescita del disagio mentale tra i minorenni, la diminuzione del numero assoluto dei pediatri di libera scelta e la difficoltà di garantire a tutte le famiglie un accesso tempestivo e uniforme ai servizi di prevenzione e accompagnamento.”
Per affrontare queste sfide è necessario superare una logica emergenziale e investire con continuità in un sistema integrato di protezione dell’infanzia che coinvolga Istituzioni, Terzo Settore, Scuola, Servizi Sanitari e comunità educante: “Occorre rafforzare quelle che definiamo vere e proprie ‘antenne sociali’ – Pediatri, Insegnanti, Operatori sociali – capaci di intercettare precocemente i segnali di disagio e attivare percorsi di sostegno prima che la vulnerabilità si trasformi in maltrattamento”, prosegue Piziali. “È altrettanto importante investire nella formazione degli operatori, nel monitoraggio dell’impatto degli interventi e nella costruzione di banche dati integrate che consentano di valutare in modo più efficace il contributo del pubblico e del privato sociale alla tutela dei diritti dei bambini. La prevenzione passa anche dalla capacità di misurare ciò che funziona e di orientare le risorse verso le esperienze più efficaci.”
L’Indice Regionale sul Maltrattamento e la Cura all’Infanzia in Italia – redatto con la supervisione di un comitato scientifico composto da Stefania Andreoli (psicoterapeuta), Donata Bianchi (Istituto degli Innocenti), Raffaello Castagna (Responsabile Osservatorio e Misurazione Impatto - Intesa Sanpaolo), Marianna Giordano (Coordinamento Italiano Servizi Contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), Maria Giuseppina Muratore (ISTAT), Valentina Prisciandaro (Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali) e Marina Terragni (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) – si basa su 65 indicatori statistici regionali, selezionati dalla letteratura scientifica nazionale e internazionale, e analizza le regioni italiane rispetto a sei capacità fondamentali: cura di sé e degli altri, vivere una vita sana, vivere una vita sicura, acquisire conoscenza e sapere, lavorare, accedere a risorse e servizi.
L’approfondimento di questa edizione ha coinvolto bambini tra i 9 e i 12 anni, equamente distribuiti per genere, in 4 focus group svolti all’interno delle Case del Sorriso di CESVI. Il benessere di un bambino si costruisce, o si incrina, nel quadro relazionale che lo circonda: famiglia, coetanei, adulti di riferimento, abitanti del quartiere in cui cresce. La famiglia è il primo spazio di protezione emotiva e spesso svolge un ruolo centrale nell’ascolto e nella cura, ma può essere intaccata da criticità molto difficili da gestire per un minore: rapporti difficili con i padri, conflitti di coppia, tensioni economiche e carichi di lavoro che riducono la presenza adulta, lasciano nei bambini tristezza, insicurezza e senso di abbandono. Anche le relazioni tra pari sono decisive per il benessere, ma è proprio tra coetanei che emergono alcune delle esperienze più dolorose: il bullismo, spesso legato a body-shaming, razzismo e omofobia, produce ansia, isolamento, perdita di autostima. Conseguenze che restano invisibili quando mancano adulti – educatori, insegnanti, psicologi, genitori – capaci di rendersi conto della criticità e intervenire.
Il rapporto documenta inoltre un legame molto stretto tra povertà economica, povertà relazionale e rischio di maltrattamento. La povertà economica sottrae tempo e energia ai genitori, alimenta conflitti domestici e limita l’accesso dei bambini ad attività sportive, spazi di socialità e opportunità educative, riducendo le occasioni di relazione proprio nei contesti in cui sarebbero più necessarie. Le opportunità offerte dal quartiere in cui si vive possono amplificare o attenuare questa dinamica: nei luoghi dove prevalgono insicurezza, violenza e assenza di servizi, cresce la paura e si restringe lo spazio per crescere, mentre un centro diurno, una biblioteca, un campetto sportivo possono diventare fattori protettivi decisivi.
Maltrattamento all’infanzia e povertà relazionale sono dunque problematiche strettamente collegate che si rafforzano a vicenda e incidono sulla vita dei minorenni in famiglia, a scuola e nel territorio. E la protezione dei bambini, ribadisce l’indagine, passa dalla qualità dei legami, dal sostegno alle famiglie e dalla presenza di spazi educativi accessibili, in cui i minorenni siano riconosciuti non solo come destinatari di interventi, ma come soggetti attivi nell’indicare bisogni e priorità.

















