La vaccinazione “eterologa” contro il Covid-19. Garantisce il CTS

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Dopo lo stop al vaccino AstraZeneca per gli under60, il problema del richiamo si è posto in maniera preponderante. Per questo si è dovuto scegliere di passare da un vaccino a vettore virale (AstraZeneca) a quello con vettore RNA Messaggero. Insomma una forzatura che però, a detta proprio dagli esperti del Comitato Tecnico Scientifico (Cts), trova una giustificazione anche in alcuni articoli già pubblicati o in via di pubblicazione, nei quali si sostiene che la risposta immunitaria, in caso di vaccinazione eterologa, sarebbe addirittura più elevata. E l’Italia non sarebbe il primo Paese a orientarsi in questa direzione. La combinazione di sieri diversi è già stata approvata, in seguito ad attente valutazioni, in Francia, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia e Regno Unito. Sarebbe dunque “non giustificato” il timore di sottoporsi al richiamo con un vaccino diverso, così come il rifiuto “immotivato”. La seconda dose andrà somministrata entro la dodicesima settimana, nelle modalità che saranno stabilite dalle Regioni. Escluso il siero Johnson & Johnson, anch’esso a vettore virale e potenzialmente in grado esporre agli stessi rischi di quello di AstraZeneca.