
Non si tratta di semplici inestetismi, ma di vere e proprie patologie autoimmuni croniche e imprevedibili che colpiscono la pelle, l’immagine di sé e la vita sociale. In Italia, oltre 270mila persone convivono con vitiligine (152mila) e alopecia areata (120mila), affrontando costi elevati e un forte impatto psicologico. Nel corso dell’evento Oltre la Pelle, promosso a Milano da AbbVie, è stata sottolineata l’approvazione da parte dell’Unione Europea dell’uso di upadacitinib (un JAK inibitore somministrato via orale 1 volta al giorno), il primo trattamento sistemico per la vitiligine non segmentale e il primo a garantire la ricrescita completa dei capelli nell’alopecia areata grave.
La vitiligine causa la scomparsa dei melanociti, lasciando macchie bianche sulla pelle e ha un impatto economico: genera un costo sociale annuo di circa 500milioni di euro in Italia, coperto per il 55% direttamente da pazienti e caregiver e un impatto psicologico, con il il 35,5% dei pazienti che soffre di ansia e quasi 1 su 2 (49%) che ricorre quotidianamente a trucchi o abbigliamento coprente per mascherare le lesioni. I picchi di disagio legati all’immagine corporea si registrano tra i 18 e i 35 anni, con una prevalenza nel genere femminile. L’alopecia porta alla perdita di capelli e peli corporei, insorgendo nel 70% dei casi prima dei 30 anni; più del 60% dei pazienti mette in atto condotte di evitamento sociale (rinunciando a sport, eventi o contesti lavorativi visibili) per paura dello stigma; chi ne soffre presenta un rischio di ansia 2,5 volte superiore alla norma, un rischio di assenteismo sul lavoro maggiore del 56% e di disoccupazione dell’82%. Il 90% delle donne e il 70% degli uomini fa uso di protesi o parrucche, con costi che possono raggiungere i 5mila euro.
“Alopecia areata e vitiligine non segmentale sono patologie complesse”, dichiara il prof. Giovanni Pellacani, presidente SIDeMaST. “La ricerca immunologica sta finalmente aprendo una fase nuova con opzioni terapeutiche fino a ieri impensabili, rendendo cruciale una diagnosi tempestiva.”
“Le approvazioni europee per upadacitinib segnano una svolta”, afferma il prof. Antonio Costanzo, vicepresidente SIDeMaST. “Ora la sfida è garantire percorsi di cura accessibili e centrati sulla persona, rendendo presto disponibile questa terapia orale giornaliera anche in Italia.”
“I successi clinici dimostrano il valore di una ricerca orientata ai reali bisogni dei pazienti, offrendo risposte concrete a patologie a lungo prive di opzioni efficaci”, dichiara Caterina Golotta, direttore medico AbbVie Italia. “La vitiligine intacca profondo l’autostima e le relazioni”, afferma Davide Rossetti, presidente Associazione Italiana Vitiligine AIV. “Riconoscerne la gravità significa guardare alla persona nella sua interezza, non solo alle macchie sulla pelle.”
“Nelle malattie visibili la dimensione clinica è solo una parte del problema”, dichiara Valeria Corazza, presidente APIAFCO. “Serve un salto culturale: dobbiamo superare la distinzione tra ‘malattia vera’ e ‘problema estetico’ per offrire una presa in carico anche psicologica.”
“L’alopecia mette in discussione l’identità”, afferma Claudia Cassia, presidente dell’Associazione Pazienti Alopecia & Friends AIPAF. “È fondamentale che questa realtà venga riconosciuta nei Livelli Essenziali di Assistenza LEA e che le nuove cure siano affiancate da un supporto globale.”
















