
Comprendere quali siano i fattori che influenzano la prognosi di tumori ovarici rarissimi e aggressivi, migliorare la possibilità di guarigione anche nei casi avanzati e preservare, quando possibile, la fertilità delle pazienti più giovani. Questi gli obiettivi del più ampio studio internazionale mai realizzato sui tumori germinali maligni dell’ovaio dell’adulto, pubblicato sul Juornal of Clinical Oncology. Lo studio, che ha coinvolto ricercatori italiani e britannici, è stato coordinato anche dall’IRCCS Ospedale San Raffaele nell’ambito del network Multicenter Italian Trials in Ovarian Cancer MITO, il principale gruppo cooperativo italiano dedicato alla ricerca clinica sui tumori ginecologici, in collaborazione con il Charing Cross Hospital di Londra. Tra i protagonisti del lavoro figurano per l’IRCCS Ospedale San Raffaele la dott.ssa Alice Bergamini, prima autrice dello studio, e la dott.ssa Giorgia Mangili, co-coordinatrice della ricerca, afferenti all’Unità di Ginecologia Oncologica Medica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, insieme al prof. Michael Seckl, del Charing Cross Hospital.
La ricerca rappresenta oggi la più grande casistica internazionale disponibile su pazienti con malattia avanzata affette da questa patologia rara: sono state analizzate 254 pazienti trattate tra il 1971 e il 2018 in Centri specialistici italiani e britannici.
TUMORI RARI CHE COLPISCONO SOPRATTUTTO LE GIOVANI DONNE
I tumori germinali maligni dell’ovaio rappresentano circa l’1-2% di tutti i tumori ovarici, ma hanno caratteristiche biologiche molto diverse rispetto alle forme epiteliali più frequenti. Colpiscono prevalentemente adolescenti e giovani donne, spesso in età fertile, e derivano dalle cellule germinali, cioè le cellule destinate alla formazione degli ovociti. Nonostante la loro rarità, questi tumori possono avere un comportamento aggressivo e richiedono un approccio altamente specialistico, multidisciplinare e centralizzato. Negli ultimi decenni l’introduzione della chemioterapia a base di platino ha migliorato significativamente la prognosi, ma restavano ancora poco chiari i principali fattori in grado di influenzare la sopravvivenza e il rischio di recidiva, soprattutto nei casi più avanzati.
“I tumori germinali dell’ovaio sono patologie rare e complesse, che richiedono esperienza clinica, ricerca condivisa e collaborazione internazionale”, spiega la dott.ssa Alice Bergamini, ginecologa dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ricercatrice dell’Università Vita-Salute San Raffaele. “Proprio perché i casi sono pochi e distribuiti in diversi centri, costruire reti collaborative è fondamentale per raccogliere dati solidi e migliorare la cura delle pazienti.”
“Questo studio aggiunge un tassello importante alla conoscenza scientifica di questi tumori rari”, afferma la dott.ssa Giorgia Mangili, ginecologa dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e co-coordinatrice del gruppo MITO dedicato ai tumori rari ginecologici. “Avere a disposizione una casistica internazionale così ampia e con un follow-up a lungo termine ci consente di comprendere meglio quali pazienti abbiano prognosi più favorevoli e quali, invece, possano beneficiare di strategie terapeutiche più intensive e personalizzate.”
SOPRAVVIVENZA ELEVATA ANCHE NEI CASI AVANZATI
Uno dei risultati più significativi dello studio riguarda la sopravvivenza delle pazienti con malattia avanzata. I dati mostrano infatti che anche nei tumori in stadio IV – cioè con diffusione metastatica – è possibile raggiungere tassi di sopravvivenza a lungo termine vicini all’80%. Lo studio ha inoltre identificato alcuni fattori associati a prognosi peggiore, tra cui l’età superiore ai 35 anni, gli stadi più avanzati della malattia e alcuni sottotipi istologici più aggressivi. Parallelamente, alcune forme tumorali, come il disgerminoma e il teratoma immaturo di grado elevato, hanno mostrato tassi di sopravvivenza estremamente elevati, superiori al 90% a 10 anni. Secondo i ricercatori, questi risultati potrebbero contribuire a definire in futuro percorsi terapeutici più personalizzati e strategie di follow-up più mirate.
IL RUOLO DELLA CHIRURGIA CONSERVATIVA E DELLA FERTILITÀ
Uno degli aspetti più delicati nella gestione di questi tumori riguarda la possibilità di preservare la fertilità: poiché la malattia colpisce spesso donne molto giovani, l’obiettivo terapeutico non è solo guarire, ma anche proteggere, quando possibile, il futuro riproduttivo delle pazienti. Nel corso dello studio, oltre la metà delle pazienti ha potuto beneficiare di una chirurgia conservativa, mantenendo l’utero e almeno parte del tessuto ovarico sano e, anche nei casi inizialmente più estesi, la chemioterapia preoperatoria ha consentito in numerose pazienti un successivo intervento fertility-sparing.
“La cura di queste pazienti non riguarda soltanto il controllo della malattia”, sottolinea il dott. Luca Bocciolone, responsabile della Ginecologia Oncologica Chirurgica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. “Significa anche accompagnare giovani donne in un percorso che tenga conto della qualità di vita, della salute riproduttiva e della possibilità futura di una gravidanza. In questo contesto, la collaborazione con il Centro di Medicina della Riproduzione del San Raffaele rappresenta un elemento fondamentale del percorso di cura.”
Proprio questo approccio multidisciplinare rappresenta uno dei punti di forza del Comprehensive Cancer Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, sottolinea la Struttura: le pazienti con tumori ginecologici rari vengono seguite attraverso percorsi dedicati che integrano Ginecologia Oncologica, Medicina della Riproduzione, Radiologia, supporto psicologico e programmi di preservazione della fertilità. Un modello costruito per accompagnare le donne non solo durante le cure, ma anche nella tutela della qualità di vita e della progettualità futura.















