
Con l’incremento delle richieste di visite specialistiche dermatologiche e a causa della progressiva contrazione delle risorse sanitarie si sta verificando un progressivo ritardo nella presa in carico dei pazienti con sospetto tumore cutaneo con conseguente perdita dell’efficacia delle cure e necessità di ricorrere a terapie più complesse ed impegnative sia per i pazienti che per il Sistema Sanitario. Questo è l’allarme che lanciano i Dermatologi proprio all’inizio della stagione nella quale gli Italiani si espongono maggiormente ai raggi solari, causa principale dell’insorgenza di queste patologie che in Italia sono in notevole aumento: l’incidenza del melanoma cresce con un tasso del 5% di casi in più ogni anno, con 14.900 nuovi casi diagnosticati nel 2020 e oltre 17mila previsti per quest’anno, mentre il basalioma – il tumore cutaneo più comune – colpisce 1 persona su 1.000 e il carcinoma spinocellulare incide per 22-23 casi ogni 100mila persone. Le ragioni della preoccupazione per il ritardo diagnostico sono state al centro di un confronto promosso nei giorni scorsi in Senato, sotto l’egida dall’Intergruppo Parlamentare Malattie Dermatologiche e Salute della Pelle, dalla rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief, con il supporto non condizionato di La Roche Posay.
“Ancora una volta il potenziamento delle risposte sanitarie si può ottenere non solo con il miglioramento degli interventi terapeutici e con l’innovazione, ma anche intervenendo in modo incisivo sull’efficientamento dell’organizzazione dei servizi sanitari grazie al quale le diagnosi di patologie severe come i tumori della cute potrebbero avvenire con tempistiche più idonee a garantire esiti terapeutici positivi, incidendo anche sul contenimento della spesa”, dichiara la sen. Daniela Sbrollini, co-presidente dell’intergruppo Parlamentare e Vicepresidente della X Commissione Affari Sociali e Sanità del Senato. Il Comitato Tecnico-Scientifico dell’Intergruppo parlamentare ha infatti ritenuto di richiamare l’attenzione sul fatto che, con adeguati aggiustamenti di tipo organizzativo, sarebbe possibile ridurre i tempi con i quali i tumori della pelle vengono diagnosticati: “Accade sempre più spesso che le visite dermatologiche vengano richieste senza ragioni fondate, a fronte di manifestazioni cutanee che nulla hanno a che vedere con i tumori della pelle”, afferma il prof. Marco Ardigò, ordinario di Dermatologia presso l’Humanitas University di Milano e coordinatore del CTS dell’Intergruppo Parlamentare. “Questo fenomeno produce un serio ingolfamento delle liste d’attesa, generando il ritardo diagnostico e gestionale per quei casi particolarmente a rischio e che realmente necessiterebbero di una urgente valutazione ed eventuale immediata terapia e si aggiunge alle altre già note cause per le quali questi tumori non vengono subito allo scoperto: la mancata consapevolezza sull’importanza di tenere sotto controllo i propri nei e la riluttanza nel rivolgersi al proprio Medico di Medicina Generale per un primo parere.”
Se sono da evitare allarmi ingiustificati e quindi inutili ricorsi allo Specialista, sono da evitare assolutamente, soprattutto in chiave di prevenzione, anche i comportamenti sbagliati che non riguardano solamente l’eccessiva esposizione al sole, ma anche l’uso inappropriato di creme protettive non adeguate o di bassa qualità, il mancato uso di abiti schermanti da parte dei soggetti a rischio, il ricorso a lampade UV per l’abbronzatura artificiale. Tutti comportamenti che vanno valutati anche in relazione al livello di rischio del singolo individuo, tenendo comunque alto il livello della consapevolezza del pericolo come, ad esempio, è raccomandato anche dalla campagna di sensibilizzazione Save Your Skin, promossa dalla Società Italiana di Dermatologia SIDeMaST e La Roche Posay; un progetto che, grazie allo screening gratuito offerto in numerose Città Italiane, punta a educare la popolazione sui rischi legati all’esposizione solare e sull’importanza della prevenzione: “La prevenzione primaria, quindi la protezione dal sole, in particolare dalle scottature e da un eccesso di esposizione, deve iniziare dall’età scolare, quando la pelle è più sensibile”, dichiara il prof. Giovanni Pellacani, ordinario di Dermatologia all’Università La Sapienza di Roma, presidente SIDeMaST. “Infatti, avere 2 scottature in età adolescenziale aumenta notevolmente il rischio di sviluppare un melanoma in età adulta.”














