Tumore del polmone: “i costi e l’emozione del paziente”

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“Abbiamo due problemi opposti a cui porre attenzione – spiega Filippo de Marinis Direttore della Divisione di Oncologica Toracica, dell’Istituto Europeo di Oncologia IEO di Milano, Past-President di AIOT e membro del Comitato organizzatore di CIOT2016 – ed entrambi legati alle nuove terapie: da una parte i costi; dall’altra la gestione umana del paziente. Il sistema è legato, difatti, a vecchie logiche ma deve, rapidamente, cambiare. Iniziamo dai costi. L’immunoterapia, la nuova frontiera dei trattamenti, costa molto e innesca un problema di sostenibilità economica che lega le mani ai medici. Gli amministratori locali dipendono dai budget delle Regioni che, in questi anni, non hanno modificato la loro pianificazione alla luce delle nuove terapie. E così, se da una parte abbiamo organismi a livello nazionale che registrano nuove molecole costose, dall’altra abbiamo organismi locali che ne frenano di fatto un largo utilizzo. Il miglioramento della qualità della vita del paziente con tumore polmonare è indubbio”, conclude de Marinis accennando al secondo problema attuale della “gestione umana o umanitaria” del paziente. “In passato, quando si aveva a disposizione solo la chemioterapia capitava di non trattare il paziente perché la tossicità della terapia era decisamente più alta rispetto al beneficio. Oggi grazie ai trattamenti a bersaglio abbiamo cure più mirate, otteniamo una sopravvivenza maggiore e una qualità della vita soddisfacente. Tutto questo ci impone un cambio di passo a livello culturale e di gestione del paziente. È cambiato il percorso con i suoi obiettivi. Se prima c’erano mesi di letto oggi ci sono possibili anni di vita. E tutto questo ha innescato un modello di emozionalità nuovo nel paziente e nella sua famiglia di cui dobbiamo tener conto se vogliamo davvero prenderci cura del malato. Stiamo assistendo ad uno scollamento tra la positività dell’oncologo per l’aspettativa di vita permessa delle nuove cure e la paura/diffidenza del paziente che da quel tempo è spaventato, schiacciato comunque dalla non guaribilità della malattia. La collaborazione con gli psicologi è, quindi, indispensabile così come in IEO stiamo attuando.”