
Ogni tumefazione del testicolo deve essere sempre considerata sospetta e suggerire l’esecuzione di una ecocolordoppler scrotale e il dosaggio dei marker (vedi tabella), in quanto si può essere in presenza di un tumore. Il suo esordio può simulare infatti una semplice infiammazione (orchite-epididimite), gonfiore dello scroto (idrocele), dolore o infertilità. Per questo si raccomanda l’autopalpazione periodica, soprattutto a coloro che hanno una storia di testicolo ritenuto (criptorchidismo), presentando questi soggetti un rischio di tumore 20 volte superiore rispetto al resto della popolazione. In Italia questa neoplasia colpisce 5 maschi ogni 100mila abitanti, costituendo la prima neoplasia dai 15 ai 35 anni. Attualmente l’incidenza sembra però in costante aumento, in tutte le fasce di età e aree geografiche, con una crescita molto significativa anche tra gli under50, fra i quali si concentrano i 2/3 di tutti i casi diagnosticati. Tra le cause, oltre al testicolo ritenuto, si ipotizza un ruolo importante degli ormoni femminili (estrogeni), contenuti principalmente nella carne di allevamento e altri elementi tossici presenti nell’ambiente, a cominciare dai pesticidi.
Il trend della mortalità risulta fortunatamente opposto a quello dell’incidenza, quindi in costante diminuzione, con una media annuale di 0,4 decessi ogni 100mila uomini. Di tumore al testicolo oggi si guarisce e si vive più a lungo: nel 1970, il 90% dei pazienti con cancro testicolare andava incontro a decesso; dagli anni Novanta, grazie all’introduzione di nuovi farmaci, la situazione si è invertita e oggi il 92% degli uomini con cancro diffuso può essere curato. Inoltre, la mortalità si è dimezzata, passando dall’8% del 2000 al 4% del 2010. Certamente si tratta di percentuali di guarigioni molto elevate e suscettibili ancora di miglioramento, soprattutto perché nel trattamento globale di questa patologia si è saputo trovare una giusta e corretta simbiosi di ruoli tra Chirurgia, Radioterapia e Chemioterapia, ottenendo ottimi risultati, anche quando la neoplasia si trova in fase avanzata e quindi in presenza di metastasi. E l’esempio più famoso è rappresentato da Lance Armstrong, ciclista americano professionista, cui nel 1996 venne diagnosticato un tumore al testicolo, già metastatizzato; interventi chirurgici e cicli di chemioterapia gli consentirono di sconfiggere il cancro, e vincere ben 6 Tuor de France.
In questo tipo di patologia è sempre indicata l’asportazione del testicolo, qualunque sia il tipo di tumore e indipendentemente dallo stadio di malattia, perché serve a determinare una diagnosi precisa; l’esame istologico e i marker tumorali guideranno i successivi passi: vigile attesa in assenza di metastasi o radioterapia per i tumori seminomatosi; asportazione di linfonodi paraortici e paracavali (linfoadenectomia retroperitoneale), associati a cicli di chemioterapia nel caso di tumori non seminomatosi.
La complicanza più temibile delle terapie è rappresentata dall’infertilità maschile, ma anche questa, con la crioconservazione degli spermatozoi prima di qualsiasi trattamento o con l’ausilio delle tecniche di prelievo di spermatozoi direttamente dai testicoli (TESA) e di fecondazione assistita, in molti casi, è risolvibile.
I MARCATORI DEL TUMORE DEL TESTICOLO
| Alfa-fetoproteina (aFP o AFP) | Aumenta in caso di tumori del sacco vitellino, teratomi, teratocarcinomi. |
| Beta-gonadotropina corionica (bHGC) | Non è mai dosabile nell’uomo sano. |
| Fosfatasi alcalina placentare (PAP o isoenzima di Regan) | È elevata nei seminomi. |
| Latticodeidrogenasi (LDH) | Questo enzima, aspecifico, aumenta in corso di malattia; in particolare, è un indice della massa tumorale. |















