Tubercolosi: un infetto su due è italiano e i più colpiti gli over 60

1290

Tubercolosi? Metà dei nuovi infetti sono italiani. È quanto si evince dai dati presentati a un recente convegno di Baveno, in occasione del 15° Congresso Internazionale SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali organizzato dal prof. Gaetano Filice, Direttore dell’Unità di Malattie Infettive del Policlinico San Matteo, Pavia, e dal dott. Domenico Santoro, Direttore dell’Unità di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera S. Anna di Como. I cittadini stranieri più coinvolti sono quelli che provengono da Paesi ad alta endemia: dall’Africa maghrebina ed equatoriale ai Paesi dell’Est quali Romania e Moldavia. In Italia si parla di sette casi nuovi ogni 100mila abitanti. Numeri molto più bassi rispetto a Bucarest, dove si registrano 223 casi per 100mila abitanti, o rispetto ad alcuni centri africani, dove se ne contano addirittura 400 su 100mila. Ma il problema rimane comunque allarmante per gli specialisti per le intrinseche difficoltà diagnostiche della malattia.

“Nonostante i numeri non allarmanti, quello della tubercolosi è un problema considerato ‘strettamente attuale’ per la natura stessa della malattia – spiega il prof. Giovanni Di Perri, infettivologo dell’Università degli Studi di Torino e membro del direttivo della SIMIT – in quanto molto difficile da riconoscere. I sintomi sono febbre e tosse, spossatezza e perdita di peso. Questi, in effetti, possono essere banalmente scambiati per episodi influenzali o parainfluenzali. La mancanza di una sintomatologia specifica comporta spesso una lunga serie di visite prima di essere scoperta. Un malato su tre – precisa Di Perri – può anche guarire spontaneamente dopo mesi di alternato benessere, e si possono alternare periodi di remissione spontanea ad altri di peggioramento. Questo comporta una tardiva presa di coscienza di malattia e una probabilità di diffusione che può essere elevata specialmente fra gli immunodepressi.”