Trattamento MRgFUS per il tremore essenziale, disturbo neurologico che rende difficile il controllo di diverse parti del corpo

Mangiare. Bere. Vestirsi. Tutto può diventare un problema per chi soffre di tremore essenziale. Il disturbo neurologico del movimento rende difficile controllare diverse parti del corpo. Si tratta più spesso delle mani, ma a volte sono coinvolti anche braccia, gambe, testa, voce o torace. Il fenomeno è in cerca di terapie mirate e tende a manifestarsi soprattutto negli anziani. Tra le speranze per trattamenti futuri, una ricerca pubblicata su Science Advances punta diritta la barra su un approccio con ultrasuoni guidati dalla risonanza magnetica che parrebbe migliorare il tremore con un sostanziale miglior controllo degli effetti collaterali. Il tutto grazie all’individuazione di un target specifico per la cura, ovvero una particolare sottoregione del talamo cerebrale. A prospettare la soluzione sono i ricercatori del Massachusetts General Brigham.

Il trattamento, definito con la sigla MRgFUS, crea una piccola lesione permanente in un nucleo specifico del talamo che si ritiene faccia parte del circuito cerebrale che media il disturbo interrompendo l’attività che è alla base del tremore. Gli studiosi, coordinati tra gli altri dalla neurochirurga Melissa Chua e G. Rees Cosgrove, direttore di neurochirurgia funzionale presso il Brigham and Women’s Hospital, hanno preso in esame prima le informazioni relative a 351 pazienti sottoposti a talamotomia, trattati in 3 Ospedali internazionali. Così hanno identificato la sede ottimale per la procedura e comprenderne meglio l’impatto sui miglioramenti clinici e sugli effetti collaterali. Lo studio ha identificato una serie di siti e connessioni cerebrali da colpire, nonché posizioni e connessioni da evitare che possano causare effetti collaterali. Il team ha quindi verificato se questo “punto ideale” potesse essere utilizzato come modello per prevedere i risultati in una coorte di pazienti trattati con la stessa procedura in un altro centro, risultato che si è rivelato vero. Maggiore era la lesione del “punto ottimale”, migliore era il risultato nei dati di confronto di tutti i pazienti a 1 anno dalla procedura. Secondo i ricercatori, quando i pazienti sottoposti a talamotomia ottengono un buon controllo del tremore a 1 anno, questo si mantiene in genere per diversi anni. Il tutto, come rivela Cosgrove in una nota dell’Istituzione sanitaria, “con possibili effetti immediati, duraturi e rivoluzionari per i pazienti”. Ora si punta ad un’ulteriore analisi dei dati per presentare un quadro più dettagliato dell’evoluzione di questa tecnologia e di come i risultati clinici siano migliorati.