Toscana: “rivoluzione” nell’assistenza. La figura dell’infermiere di famiglia

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La Toscana è la prima Regione a varare il nuovo ruolo dell’infermiere di famiglia. L’argomento è stato al centro del dibattito L’Infermiere di Famiglia e Comunità a Siena. Stato dell’Arte di un Modello Innovativo per l’Assistenza Territoriale, ospitato al Santa Maria della Scala, nell’ambito del Festival della Salute, e introdotto da Michele Aurigi, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia di Siena. Dopo il saluto dell’assessore comunale alla Salute, Francesca Appolloni, è stato proiettato un breve video con l’esperienza di una professionista della Asl Nord Ovest in materia di assistenza domiciliare, che prevede un piano personalizzato assistenziale per il paziente che tenga conto della malattia e delle cure prescritte dal medico, ma anche della famiglia e del territorio: “È più importante sapere qual è il tipo di persona che ha una malattia, anziché che tipo di malattia ha una persona”, commenta la testimonial, citando Ippocrate. “Ogni infermiere si è preso carico di 30 pazienti e delle loro famiglie. Ad oggi abbiamo aiutato, salvato, oltre 700 famiglie. Non c’è una cosa di cui vado più fiera. Ringrazio il presidente Mattarella e il presidente Giani per averci permesso tutto questo. Non siamo gli eroi della pandemia, ma gli eroi di tutti i giorni.”

Clara Gervasi, infermiera Adi (assistenza domiciliare integrata) Siena Centro Asl Sud Est, riporta l’esperienza maturata nella Asl fiorentina a Campi Bisenzio: “La complessità del paziente non dipende solo dalla malattia, ma da tutta una serie di situazioni”, spiega. “L’infermiere ora, con questa nuova figura, prende in carico complessivamente il paziente, rivestendo anche un ruolo di collegamento fra i medici e il paziente e altri consulenti.”

La nuova figura professionale è stata istituita con la delibera 597 della Giunta della Regione Toscana del 4 giugno 2018, che ha indicato il quadro di riferimento, la definizione, le caratteristiche del modello, le responsabilità, le funzioni e le competenze e il relativo percorso formativo per un ruolo che rappresenta lo sviluppo di specifici percorsi assistenziali nell’area della cronicità.

“La tendenza è quella di favorire la permanenza del paziente nel proprio ambiente, tenendo conto che l’infermiere non è solo di famiglia ma anche di comunità”, aggiunge Gervasi. “A Campi abbiamo attuato il modello Idea, su metodo Stanford, in cui caregiver e pazienti, in piccoli gruppi, interagiscono per esperienza in supporto all’autocura. La persona partecipa attivamente. Naturalmente non esiste una cura a senso unico. Occorre imparare il compromesso, saper adattare ciò che si dà. Non esiste un dogma per curare le persone. Bisogna comprendere, ascoltare, ma anche farsi ascoltare.”

L’attuazione del nuovo modello in ambito senese prevede la suddivisione del territorio cittadino in 3 macro aree, con la creazione di cellule a loro volta divise in aggregazioni secondo un criterio geografico che tenga conto anche della presenza di distretti sanitari e case di cura.

Al convegno sono inoltre intervenute Vianella Agostinelli, direttore dipartimento professioni infermieristiche e ostetriche Asl Toscana Sud Est; Mariella Taccioli, direttore infermieristico zona senese asl Toscana sud est; Maria Eduarda Batista de Lima, infermiera Adi Siena Centro Asl Toscana. Al termine dell’incontro, il conferimento di 3 borse di studio a 3 allievi meritevoli: Diletta Celozzi, Serena Zecca, Giuseppe Carlucci: “Un segno di speranza verso il rinnovamento delle risorse infermieristiche”, commenta Aurigi.