TMEM41B, o transmembrana 41 B, il “punto debole” di SARS-CoV-2

478

Il “punto debole” del nuovo coronavirus ha un nome: TMEM41B, o transmembrana 41 B. È quanto sostengono alcuni ricercatori dello New York University Langone Health, della Grossman School of Medicine, della Rockefeller University e del Perlmutter Cancer Center, che hanno rivelato una potenziale debolezza nel virus SARS-CoV-2, TMEM41B appunto, necessaria per la riproduzione del virus. L’incoraggiante ipotesi è il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista Cell: “Questa proteina potrebbe essere fondamentale per la replicazione del materiale genetico, per cui potrebbe fungere da bersaglio nelle future terapie sviluppate specificatamente per Covid-19”, spiega il prof. John. T. Poirier, del NYU Langone Health. “I nostri studi rappresentano la prima evidenza del fatto che questa proteina potrebbe essere essenziale per la replicazione virale. Il primo passo fondamentale per affrontare la pandemia è infatti quello di mappare il panorama molecolare e valutare i potenziali mezzi a nostra disposizione per combattere le infezioni.”

I ricercatori hanno utilizzato lo strumento di modifica genetica CRISPR per inattivare ciascuno degli oltre 19mila geni nelle cellule umane infettate dai vari agenti patogeni. “Il nostro lavoro ha portato all’identificazione di oltre un centinaio di altre proteine che potrebbero anche essere studiate come potenziali bersagli farmacologici. TMEM41B è stata l’unica caratteristica molecolare che si è distinta tra le due famiglie di virus studiate; è interessante sottolineare che le mutazioni o le alterazioni in TMEM41B sono comuni tra le popolazioni asiatiche orientali, ma non in Europa o in Africa. Speriamo – conclude l’autore – di individuare il ruolo preciso di TMEM41B nella replicazione di SARS-CoV-2 e studiare percorsi per potenziali bersagli farmacologici simili.”