Timori per le varianti genetiche di SARS-CoV-2 in Inghilterra. Stimata trasmissibilità del 70% superiore

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La variante mutata del virus è stata isolata in Inghilterra e come riferisce il premier Boris Jonson, possiederebbe una trasmissibilità maggiore, più alta del 70% rispetto a quella osservata in precedenza. Ma la stessa variante è già stata isolata anche in Olanda, portando al blocco dei voli del Paese con l’Inghilterra, nel tentativo di isolare i focolai per questa nuova forma virale. Oltre alla maggiore contagiosità, e dunque all’incremento del numero di malati, esistono preoccupazioni legate alla possibilità che la nuova variante possa ridurre l’efficacia dei vaccini, compromettendo quindi l’immunità che verrebbe garantita dai farmaci.

Il nuovo ceppo, B.1.1.7, è stato osservato la prima volta il 20 settembre nel Kent e da allora ha moltiplicato le sue apparizioni nel Regno Uniti “con una proporzione di casi in aumento”, come riportato nello studio preliminare Preliminary Genomic Characterisation of an Emergent SARS-CoV-2 Lineage in the UK Defined by a Novel Set of Spike Mutations.

I CAMBIAMENTI GENETICI

Dalle ricerche si è evidenziato “un numero sorprendentemente grande di cambiamenti genetici, specialmente nella proteina Spike. Tre di queste mutazioni hanno potenziali effetti biologici, che potrebbero ripercuotersi sulla capacità di infettare e di causare sintomi gravi. “La variante N501Y potrebbe aumentare l’affinità con il recettore Ace”, rendendo dunque le cellule umane ancora più vulnerabili al virus. “La delezione 69-70 del è stata descritta nel contesto della capacità di evadere alla risposta immunitaria umana”. E ancora, la mutazione P681H potrebbe avere effetti biologici che non è ancora possibile precisare.