Test sierologici, sono ancora utili?

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In Italia ci sono circa 2milioni di persone già guarite dal Covid, dunque soggetti che hanno sviluppato anticorpi, alimentando la percezione di essere ormai immuni al virus. Ma è davvero così? Chi ha contratto il virus ed è guarito, può ritenersi immune da una nuova infezione senza aver bisogno del vaccino? Le evidenze scientifiche mostrano come la risposta immunitaria del nostro organismo, ovvero la quantità di anticorpi che ogni individuo sviluppa dopo aver contratto il virus, si affievolisce nel tempo. Per conoscere il grado di immunità acquisita, quindi, occorre un monitoraggio accurato attraverso l’utilizzo di test diagnostici in grado di misurare la quantità di anticorpi IgG, indicatori della protezione alla re-infezione.

Uno studio recentemente pubblicato su Nature, dimostra infatti che nei soggetti già infettati la “memoria anticorpale” permane per almeno 6 mesi, garantendo all’organismo la capacità di “riattivare” le proprie difese immunitarie in caso di nuovo contagio. In quest’ottica, i test sierologici assumono un ruolo centrale, sia per lo screening pre-contagio che per le verifiche anticorpali pre e post-vaccino. Per valutare la diffusione del virus e la risposta immunitaria nelle aree più colpite dalla pandemia, sono diverse le iniziative di screening e studi epidemiologici di massa promossi in tutta Italia, come ad esempio quelli sostenuti in Lombardia da Technogenetics in collaborazione con il prof. Massimo Galli, con l’obiettivo di favorire la ripresa delle attività educative, economiche e sociali delle comunità. Numerosi i Comuni che hanno aderito; tra questi Robbio (PV), San Pellegrino Terme (BG), Sordio (LO) e Milano.