Test mascherine anti-Covid: 3 requisiti di sicurezza

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Non deve trattenere microbi, deve consentire di respirare e filtrare il virus anche per tempi prolungati. Sono questi i tre requisiti anti-Covid richiesti alle mascherine. Lo afferma l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che, per l’emergenza Coronavirus, ha stretto un accordo con la sezione dispositivi medici di Confindustria. Il punto è che è necessario distribuire al personale sanitario e alla cittadinanza, in tempi rapidi, grandi quantità di presidi. Per arginare la pandemia, occorre però sottoporre i dispositivi a test di efficacia e sicurezza (Lass). Ecco dunque che l’Università di Trento, in collaborazione con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari, ha attivato un laboratorio associato (Lass-Tn-Covid-19) dove le diverse competenze di chi lavora nell’équipe sono messe a fattor comune, per realizzare le tre valutazioni richieste dall’Iss necessarie alla commercializzazione delle mascherine chirurgiche.

A seconda delle tipologie di test, gli esami vengono, infatti, eseguiti nei laboratori dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari (laboratorio di Sanità pubblica) e dell’Università di Trento (Dipartimento di Ingegneria industriale). In questi giorni ad esempio, sono in prova le mascherine realizzate da La Sportiva, che ha aperto una linea di produzione locale. Ma vista la difficoltà da parte delle aziende che hanno convertito la loro realtà produttiva, nella scelta dei materiali e in merito alle procedure di sanificazione per un riutilizzo funzionale dei presidi in regola con le norme più stringenti, il Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Ateneo ha attivato anche altri servizi di misura e consulenza per supportare le aziende nell’analisi del processo di fabbricazione. Anche se c’è da dire che l’orizzonte, in realtà, è nazionale e ha anche l’ambizioso obiettivo di creare una rete italiana per l’armonizzazione dei rapporti di prova sulle mascherine.

L’idea di una banca dati italiana, dove attingere per reperire presidi sicuri anti-Covid, è un’arma in più e di pubblica utilità, per gestire, ripartire e sconfiggere il Coronavirus. A questo proposito la realtà trentina è già in contatto con l’Università politecnica delle Marche, le università di Catania e Modena e Reggio Emilia e il Tecnopolo Mirandola. Il laboratorio, coordinato da Giandomenico Nollo (professore dell’Università di Trento, Dipartimento di Ingegneria industriale), rientra nelle attività a favore della salute pubblica finanziate il primo aprile dal Consiglio di amministrazione dell’Ateneo per far fronte alla pandemia. È stato realizzato in tempi rapidi anche grazie al lavoro di rete tra UniTrento e Apss con il contributo della Fondazione Edmund Mach (Fem) e dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (Appa) che hanno messo in comune strumenti e conoscenza. Il laboratorio, infatti, si inserisce nella consolidata collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria industriale e il Dipartimento di Medicina di laboratorio per la conduzione tecnica e scientifica della sezione di Microscopia elettronica che da molti anni supporta la Apss nella valutazione della qualità e il monitoraggio delle prestazioni dei dispositivi medici impiantabili.