Terapie più efficaci contro le leucemie

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Terapie sempre più efficaci e mirate per le persone colpite da un tumore del sangue. Immunoterapia e tecnologia CAR-T negli ultimi anni hanno “rivoluzionato” l’ematologia con opzioni terapeutiche in grado di fare la differenza, anche per quanto riguarda la qualità di vita delle persone. La tecnologia CAR-T si basa sull’idea di sfruttare la capacità del sistema immunitario di riconoscere il cancro. Un grande passo avanti rispetto a non molti anni fa, quando, per molti tumori ematologici, l’unico metodo di cura disponibile era la chemioterapia. La XV Giornata Nazionale per la Lotta Contro Leucemie, Linfomi e Mieloma promossa da AIL e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica è l’occasione per condividere e confermare i successi della ricerca scientifica. “La prospettiva di cura rappresentata dalle CAR-T ha dimostrato di modificare – negli studi effettuati fino a ora – la prognosi di linfomi aggressivi per i quali non erano disponibili alternative concrete”, dichiara Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL. “Oggi questi pazienti hanno una possibilità in più di controllare la malattia e anche la possibilità di guarire. Ma è importante dire, ancora una volta, che non tutti i pazienti possono beneficiare di questa terapia. E che è necessario che la ricerca prosegua.”

Negli ultimi mesi la vita di tutti è stata stravolta dall’emergenza sanitaria da Covid-19, ed è stato necessario riorganizzare e ripensare anche l’assistenza e le attività di supporto ai pazienti e anche ora, nella fase 3, è necessario continuare a garantire la sicurezza delle cure e degli ambiti di cura. “AIL è impegnata nel sostenere il proseguimento delle terapie salvavita per tutti i pazienti onco-ematologici e fare modo che non le interrompano per timore di contrarre l’infezione da Covid-19. E la paura di andare in ospedale potrebbe causare dei grossi danni”, spiega Amadori. “Inoltre, AIL promuove con forza l’adozione delle norme previste per ridurre il rischio di infezioni. Per questo è necessario che i percorsi onco-ematologici siano protetti in tutti gli ospedali italiani, così che i pazienti si possano rivolgere senza alcun timore ai loro centri di riferimento.”

Ad oggi in Italia sono 12 i centri autorizzati per la CAR-T, di cui 3 pediatrici, alcuni sono già attivati e altri lo saranno a breve non appena conclusa la fase di qualificazione prevista dalle autorità regolatorie. “Nel nostro Paese, la terapia CAR-T è approvata per il trattamento del Linfoma diffuso a grandi cellule B e per il Linfoma mantellare per il quale gli esiti sono particolarmente promettenti. Inoltre, è ancora in fase di sperimentazione contro il Linfoma follicolare”, dichiara Paolo Corradini, Direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e Presidente SIE. “I risultati italiani sono assolutamente sovrapponibili a quelli degli studi registrativi e in linea con quelli di altri paesi europei, come Germania, Francia, UK e Spagna che hanno iniziato circa un anno prima. È una terapia salvavita nuova e potente, è fondamentale conoscerla molto bene per utilizzarla al meglio.”

Per gli specialisti e i Centri autorizzati è necessario continuare a migliorare l’esperienza e la conoscenza in modo da poter individuare i pazienti che ne possono beneficiare al meglio. “La SIE mantiene un dialogo costante con le istituzioni, ad esempio con l’Istituto superiore di sanità, e l’AIFA, lo scopo è interagire in modo che vengano resi disponibili dei farmaci e condotti studi rilevanti per migliorare o modificare i paradigmi terapeutici”, prosegue Corradini. I linfomi rappresentano indubbiamente uno degli esempi di neoplasia in cui la moderna onco-ematologia ha ottenuto i migliori risultati terapeutici soprattutto in confronto ad altre neoplasie solide. Si dividono in due grandi categorie: linfoma non Hodgkin (LNH) e il linfoma di Hodgkin (LH). “Nei LNH con l’attuale associazione di immunoterapia (rituximab anticorpo monoclonale diretto contro le cellule B CD20+) e chemioterapia è possibile ottenere delle risposte complete che variano tra il 60-80% dei casi, in considerazione dell’età del paziente e del tipo istologico, che a distanza di anni possono essere considerate delle guarigioni – spiega Maurizio Martelli, Professore ordinario e Direttore UOC Ematologia dell’Azienda Policlinico Umberto 1 / Università Sapienza, Roma. “Per il LH l’associazione di chemioterapia e radioterapia rappresenta ancora il trattamento standard con una possibilità di guarigione in quasi il 90% dei casi. L’immunoterapia (Brentuximab anticorpo monoclonale diretto contro le cellule CD30+) rappresenta maggiormente la terapia del paziente con LH ricaduto o refrattario al trattamento standard.”

Allo stato attuale esistono ancora aree terapeutiche che rappresentano un problema non risolto e che si potranno giovare nei prossimi anni di nuovi farmaci biologici e di approcci immunoterapici innovativi. Negli ultimi anni la ricerca è stata sempre più attenta alla qualità della vita dei pazienti, sia per quanto riguarda il trattamento sia la somministrazione. Valutare la qualità di vita dei pazienti oncologici è oggi un aspetto molto importante che contribuisce anche ad aiutare i medici, e i pazienti stessi, a fare delle scelte terapeutiche sempre più consapevoli. “I progressi fatti nell’ematologia negli ultimi 20 anni, e nel caso specifico anche nell’ambito dei linfomi, sono stati notevoli”, afferma Fabio Efficace, Responsabile Studi di Qualità di Vita della Fondazione GIMEMA. “Oggi è importante poter scegliere quelle terapie che, pur garantendo ottimi risultati clinici, permettono anche di avere una buona qualità di vita e pochi sintomi. Valutare la qualità di vita significa mettere il paziente al centro del percorso terapeutico perché, molto spesso, la percezione del medico non corrisponde a quella del paziente.”

Fare ricerca significa fare rete tra ricercatori e centri, il fine è sempre uno solo: disporre di opzioni terapeutiche efficaci e che non abbiano un impatto negativo sulla vita dei pazienti. La Fondazione Italiana Linfomi è nata 10 anni fa proprio con questo fine. “La prima funzione della FIL è di ‘mettere in rete’ tutti i centri italiani che si occupano di linfoma e di coordinare la maggior parte delle ricerche che si svolgono in Italia su questo insieme di patologie”, informa Francesco Merli, Presidente Fondazione Italiana Linfomi Onlus e Direttore S.C. Ematologia Azienda USL – IRCCS Reggio Emilia. “Oggi, fare ricerca significa poter avvalersi di data manager dedicati alla raccolta dei dati clinici e di laboratorio, avere un gruppo di statistici che li possano elaborare e occuparsi di produrre tutta la documentazione necessaria perché uno studio clinico possa essere condotto nel rispetto delle leggi e dell’etica a tutela del paziente.”

Nei prossimi anni è previsto l’arrivo di nuovi farmaci che potranno far fare ulteriori passi avanti; il punto fondamentale, per medici e pazienti, è renderli disponibili.