La terapia ormonale per il tumore della prostata “protegge” dal coronavirus. Ricerca italiana

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È ormai noto sin dall’inizio dei contagi del coronavirus che gli uomini si infettano più facilmente delle donne. In particolare si stima che il 70% dei ricoveri per covid-19 interessi il maschio e solo il 30% le donne. Questo dato ha indotto i ricercatori a pensare che la maggiore facilità di contrarre l’infezione possa dipendere dalla presenza di più elevati livelli di androgeni, cioè gli ormoni sessuali maschili, rispetto alle donne. Ecco perché molti studi stanno valutando la possibilità di intervenire attraverso gli stessi trattamenti ormonali usati normalmente contro il tumore della prostata e la calvizie, per contrastare l’infezione e l’evolversi della malattia. Proprio queste terapie anti-androgeniche, a cui di solito si ricorre in caso di cancro della prostata o di alopecia (quest’ultima presente nel 79% dei pazienti di sesso maschile che sono colpiti dall’infezione), potrebbero dunque rivelarsi decisive per contenere la malattia.

Una conferma di questa teoria arriva da un recente studio italiano, pubblicato a fine agosto su Annals of Oncology, che ha analizzato più di 9mila pazienti ricoverati in Veneto. Il lavoro ha mostrato come coloro che stavano seguendo una terapia anti-androgenica per tumore della prostata avevano un rischio diminuito di 4 volte di contrarre l’infezione da COVID-19 rispetto ai pazienti affetti da tumore di prostata che invece non assumevano antiandrogeni. Questo e altri studi che confermano questa teoria potenzialmente molto importante per la popolazione maschile sono stati presentati e discussi a Roma durante il 93° Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia (SIU), svoltosi nei giorni scorsi. “Fin dal primo momento, con l’esplosione dell’infezione da Coronavirus in Cina, è stato chiaro come gli uomini siano i più colpiti dal virus responsabile della pandemia”, osserva il prof. Walter Artibani, Segretario Generale della SIU. “I primi dati hanno infatti confermato che tre pazienti ricoverati su quattro erano maschi. E che gli uomini sono più a rischio di sviluppare malattie gravi, e perfino la morte, a causa del COVID-19.”

A conferma di ciò, alcuni studi hanno osservato che gli uomini con calvizie (un tipico segno della presenza alti livelli di androgeni) erano più spesso soggetti al ricovero in ospedale. Questo ha indotto a ritenere che gli ormoni sessuali maschili potrebbero essere coinvolti nei meccanismi alla base dell’infezione. Ma non è tutto: “In linea con questa teoria, è stato osservato che i pazienti affetti da tumore della prostata avevano, prima di iniziare le terapie anti-angiogeniche, un maggior rischio di contrarre il COVID-19, oltre a peggiori risultati nei trattamenti effettuati nei loro confronti”, aggiunge Artibani. “A fronte di questo, è emerso come pazienti in terapia anti-androgenica per alopecia o tumore della prostata, risultino essere invece parzialmente protetti dall’infezione. E pare accadere lo stesso ai pazienti che assumono abitualmente farmaci inibitori della 5-alfa reduttasi (gli stessi utilizzati per l’alopecia ma a dosaggi più elevati) per l’ipertrofia prostatica benigna.”