Le tecniche di imaging per comprendere le demenze

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Le demenze comprendono un insieme di patologie (demenza di Alzheimer, vascolare, fronto-temporale, a corpi di Lewy, etc.) che hanno un impatto notevole in termini socio-sanitari, sia perché colpiscono un numero sempre maggiore di famiglie sia perché richiedono una rete integrata qualificata di servizi sanitari e socio-assistenziali, rappresentando una delle maggiori cause di disabilità. Dato il progressivo invecchiamento della popolazione generale, nei Paesi occidentali così come in quelli in via di sviluppo, è facile ritenere che tali patologie possano diventare in tempi brevi un problema sempre più rilevante in termini di Sanità pubblica. Sulla base delle ultime stime epidemiologiche, il numero di casi incidenti di demenza all’anno in Italia sarebbe pari a circa 150-200mila, mentre quello dei casi prevalenti raggiungerebbe circa 1milione di persone.

Le tecniche di imaging come la risonanza magnetica (RM) e la tomografia a emissione di positroni (PET) hanno assunto negli ultimi anni un ruolo centrale e imprescindibile per garantire una diagnosi precoce e intervenire quindi in modo tempestivo, comprendere sempre più a fondo i meccanismi che sono all’origine della malattia e testare nuovi trattamenti. Ne ha parlato a SR TV Alberto Pierallini, responsabile Diagnostica per Immagini IRCCS San Raffaele. Nello specifico, la RM di ultima generazione, in grado di scattare “fotografie” del cervello in base alla presenza di acqua nei tessuti e al flusso del sangue, sta contribuendo a comprendere come la malattia colpisca il sistema nervoso dei pazienti. I risvolti clinici sono sostanziali e molto rapidi: da nuovi indicatori per la diagnosi e la progressione della malattia alla possibilità di testare l’efficacia dei farmaci sul singolo paziente, il tutto in modo non invasivo e con rischi minimi.