“Speriamo che nel 2020 si possa curare l’incontinenza urinaria maschile anche in Liguria”

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“Caro Gesù bambino, speriamo che nel 2020 si possa curare l’incontinenza urinaria grave anche in Liguria”. È quanto si augura Giovanni (nome di fantasia) che nel 2017, dopo intervento di asportazione della prostata per tumore, è rimasto incontinente totale, e quindi grave, e a oggi, dopo ben 2 anni, è costretto a utilizzare almeno 5 pannolini al giorno, e come lui molti altri cittadini liguri. “Eppure – continua Giovanni rivolgendosi direttamente allo scrivente – come Lei ha ripetutamente detto, anche su organi di stampa nazionali (Salute Repubblica e già su clicmedicina), basterebbe così poco per toglierci da questo stato di sofferenza e umiliazione: lo sfintere artificiale. Senza di esso, io come altri liguri siamo costretti a convivere con i pannoloni bagnati di urine e i cattivi odori che disturbano noi ma anche chi ci sta vicino…”

Sembra proprio una assurdità ma i pazienti oncologici sottoposti a prostatectomia radicale per tumore e che soffrono di incontinenza urinaria grave, non possono essere trattati perché gli sfinteri artificiali costano troppo (?): circa 11mila euro ciascuno. Analogo discorso per quei pazienti maschi che sono affetti da incontinenza urinaria grave dopo aver rimosso la vescica per tumore e sottoposti a ricostruzione della vescica con l’intestino. I pazienti incontinenti gravi sono costretti a cambiare 5-6 pannoloni al giorno. E il problema è sempre quello, cioè economico. Attualmente, il DRG per intervento e impianto dello sfintere prevede appena 2.800 euro circa di rimborso, a fronte dei 14-15mila del costo reale. In pratica, per un DRG anacronistico e “partorito” quando ancora questi presidi non esistevano, si “costringe”, certamente un piccolo numero di pazienti con incontinenza grave, a vivere con 5-6 pannoloni al giorno, inzuppati di urine e con notevole disaggio che questo provoca al paziente stesso e agli altri componenti del nucleo familiare. Eppure si tratta di presidi raccomandati da tutte le società scientifiche urologiche: l’europea EUA, l’americana AUA e sono compresi nei LEA, livelli essenziali di assistenza. In questa realtà, per esempio, la Regione Liguria sostiene che gli sfinteri debbano essere acquistati dagli ospedali; di contro, gli ospedali, o le asl, sostengono che debba essere la regione. E intanto, dal 2017, quando è stato praticato l’ultimo acquisto, i pazienti continuano a “vivere nel bagnato”. Sembrano cose assurde eppure è così. A questo stato di cose fa eccezione l’Emilia Romagna, che ha deciso di aggiungere al costo dell’attuale DRG la somma di circa 5mila euro, mentre altre regioni tra le quali per esempio Lazio e Piemonte, ne dispensano un numero limitato, ma solo per i pazienti di quella regione. Oggi si parla di terapie personalizzate, di medicina di genere, si consente di somministrare famaci oncologici molto costosi agli ammalati terminali – giustamente – si passano le protesi al seno per le donne – giustamente – ma perché non si consente di poter trattare l’incontinenza urinaria grave dei pazienti oncologici sottoposti a asportazione della prostata per tumore? Evidentemente, quanto denunciano professionisti, società scientifiche e associazioni pazienti non basta e allora, nella realtà della sanità diversificata da regione a regione, c’è proprio bisogno di un miracolo affinché i pazienti possano ricevere uguale trattamento.