Shugoshin 1, la proteina che “ringiovanisce” gli ovociti e potrebbe aumentare il successo delle gravidanze nella fecondazione assistita

Shugoshin 1. Questo il nome della proteina che consente di “ringiovanire” gli ovociti correggendo alcuni difetti genetici aumentando il successo nella fecondazione assistita. Autore della ricerca Melina Schuh, direttrice del Max Planck Institute for Multidisciplinary Sciences di Gottinga; i risultati, pubblicati in pre-print su Biorxiv, sono stati presentati alla British Fertility Conference 2026 di Edimburgo.

La proteina Shugoshin 1 funzione come una sorta di “collante”; più precisamente, mantiene uniti i cromosomi durante la meiosi, processo di divisione cellulare fondamentale per la riproduzione. Ebbene, con l’avanzare dell’età, i suoi livelli si abbassano. Venendo meno il “collante”, spesso si hanno aborti spontanei o difetti genetici che possono portare ad alterazioni genetiche, come la sindrome di Down. Dall’analisi dei dati, microiniezioni di Shugoshin 1 in ovociti donati da donne fertili, il tasso di errori cromosomici è sceso dal 53 al 29%: “Abbiamo identificato 1 singola proteina che diminuisce con l’età; riportandola ai livelli giovanili, abbiamo ottenuto un effetto enorme”, spiega Schuh. “Stiamo ripristinando la condizione biologica originale.”

È necessario precisare comunque che si tratta di uno studio sperimentale, ma i ricercatori pare siano già in contatto con gli organismi competenti per avviare i trial clinici e verificare se il miglioramento degli ovociti si traduca realmente in un maggior numero di nati, e in una minore incidenza di alterazioni genetiche. Certamente, le microiniezioni di Shugoshin 1 non potranno però estendere la fertilità alla menopausa, in quanto non viene aumentata la riserva ovarica.