Lo shock cardiogeno uccide ancora il 40% dei pazienti. Il punto al 53° convegno di Cardiologia

387

Lo shock cardiogeno uccide, se non si corre ai ripari con una diagnosi rapida e multiparametrica e un trattamento tempestivo e multidisciplinare focalizzato sull’obiettivo. In particolare, lo shock cardiogeno è una condizione clinica che genera una mortalità ancora elevata (intorno al 40% nella fase di ricovero) nonostante i progressi terapeutici, farmacologici e non. In più del 70% dei casi lo shock cardiogeno è dovuto a sindromi coronariche acute ma negli ultimi anni la casistica dello shock cardiogeno non conseguente a infarto miocardico acuto è in netto aumento. Le cause più frequenti sono comunque costituite da infarto miocardico acuto complicato da severa insufficienza cardiaca, cardiopatia dilatativa o valvulopatia, versamento pericardico sino al tamponamento, embolia polmonare, pneumotorace iperteso, shock ipovolemico da rottura di aneurisma dell’aorta, emorragia grave. I più comuni sintomi sono quindi correlati alla ipoperfusione degli organi e quindi si hanno:

• Alterazioni dello stato mentale (agitazione, stato confusionale sino al coma);

• Manifestazioni cutanee (cute fredda, sudata e cianosi);

• Difficoltà respiratoria (dispnea) e aumento della frequenza (tachicardia);

• Insufficienza respiratoria.

Il Dipartimento Cardiotoracovascolare De Gasperis dell’Ospedale Niguarda di Milano ha un protocollo che è incentrato su una tempistica di intervento rapida per migliorare la prognosi dei pazienti. Questo sarà uno degli argomenti del 53° Convegno Nazionale di Cardiologia, che si terrà a Milano dal 23 al 26 settembre. Si tratta di un importante appuntamento del settore che riunisce annualmente 1.400 specialisti cardiologi e cardiochirurghi e 300 docenti; è promosso dalla fondazione De Gasperis, che sostiene il Cardiocenter di Niguarda, riferimento nei trapianti di cuore, nei sistemi di assistenza meccanica al circolo e specializzato nelle terapie complesse.

“Durante il convegno parleremo di come curarlo, ma anche della prevenzione della morte improvvisa e della gestione della terapia anti-trombotica nel cardiopatico complesso”, spiega Cristina Giannattasio, direttore del Cardiocenter e membro del comitato scientifico del convegno. “Inoltre tenteremo anche di definire meglio le malattie del muscolo cardiaco, le complicate interazioni cuore-cervello e le più recenti indicazioni a procedure interventistiche valvolari ed ablative.”