
Durante il Congresso della Società Europea di Cardiologia ESC 2025 sono stati presentati i risultati di un nuovo studio di fase III, pubblicato in contemporanea su The Lancet, sul farmaco vericiguat. Questi dati – tratti dal trial internazionale Victor e dalla sua analisi con il precedente studio pilota Victoria – offrono nuove prospettive per migliorare la gestione dello scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta (HFrEF, heart failure with reduced ejection fraction), vale a dire la forma in cui la capacità di contrazione del cuore è compromessa. Lo studio Victor ha valutato vericiguat in pazienti ambulatoriali con scompenso cardiaco stabile e già in terapia con i farmaci più efficaci esistenti (ARNI, antialdosteronici, betabloccanti e glifozine). L’obiettivo principale – ridurre il rischio combinato di morte cardiovascolare o primo ricovero per scompenso – non è stato raggiunto. Tuttavia, i risultati hanno mostrato meno decessi per cause cardiovascolari e minore mortalità complessiva nei pazienti trattati con vericiguat, rispetto a placebo.
Per avere un quadro più chiaro di come questo farmaco possa agire nei differenti livelli di severità, i ricercatori hanno anche eseguito una analisi congiunta (pooled analysis), ovvero l’analisi combinata dei dati del Victor e del precedente studio pilota Victoria (quest’ultimo su pazienti con recente peggioramento clinico). Complessivamente, i 2 studi hanno incluso oltre 11mila persone e hanno dimostrato che vericiguat può ridurre eventi gravi come ospedalizzazioni e decessi cardiovascolari lungo tutto lo spettro di gravità della malattia.
Vericiguat agisce stimolando un enzima chiamato soluble guanylate cyclase sGC, che nel cuore malato funziona poco a causa di un deficit della via dell’ossido nitrico. Ripristinando questo meccanismo, il farmaco migliora la funzionalità dei vasi sanguigni e aiuta il cuore a lavorare meglio. Questo approccio apre la possibilità di una terapia che non agisca solo in una fase della malattia, ma lungo l’intero percorso clinico del paziente, riducendo il rischio di nuovi ricoveri e di morte.
“Se rappresentassimo in un film l’evoluzione progressiva della malattia in un paziente affetto da scompenso cardiaco, potremmo identificare momenti diversi, come le fasi di ricovero, un ritorno a casa e poi un nuovo ricovero”, spiega Michele Senni, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’ASST Papa Giovanni XXIII, professore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, membro dello Steering Committee internazionale che ha disegnato e guidato i trial. “È un circolo vizioso che nel giro di poco tempo, in genere pochi anni, consuma cuore e malato. Finora avevamo farmaci che funzionavano in alcuni momenti, cioè in un singolo fotogramma di questo film: o nella fase stabile e cronica oppure durante le crisi acute. I dati di Victor e Victoria insieme mostrano invece che vericiguat può agire lungo tutta la ‘trama del film’, proteggendo i pazienti in più fasi e riducendo il rischio di peggioramento, ricoveri e decessi.”












