Scoliosi idiopatica. Impiegata in Italia l’associazione di 2 tecniche chirurgiche

162

Una scoliosi idiopatica – ovvero senza una causa specifica – estremamente grave affliggeva una giovane paziente di 15 anni, siciliana. La deformità della colonna vertebrale di 130° Cobb provocava dolore nello svolgimento delle attività quotidiane un forte disagio psicologico. Per restituire una buona qualità di vita alla giovanissima paziente si è reso necessario un approccio inusuale, un unicum in Italia. L’équipe costituita dal dott. Francesco Lolli e dal dott. Andrea Messina, entrambi membri dell’Unità di Neurochirurgia di Maria Cecilia Hosptal, Ospedale di Alta Specialità accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, ha eseguito 2 interventi di correzione, la combinazione dei quali ha costituito una novità assoluta nel nostro Paese.

L’Ospedale di Cotignola di GVM Care & Research è specializzato nel trattamento delle patologie della colonna vertebrale e in particolare nella diagnosi e cura della scoliosi, problematica che riguarda il 3% della popolazione italiana e che viene diagnosticata nell’80% dei casi in età adolescenziale (dati ISICO). “La giovane soffriva da tempo di scoliosi e le indagini genetiche avevano escluso patologie sottostanti, quindi non si conosce l’origine della sua deformità. È giunta alla nostra attenzione perché la sua condizione è peggiorata molto rapidamente negli ultimi anni e non rispondeva positivamente ai trattamenti con busto”, commenta il dott. Francesco Lolli, Ortopedico specializzato nel trattamento delle deformità della colonna vertebrale a Maria Cecilia Hospital. “Se non fossimo intervenuti chirurgicamente, con il passare del tempo sarebbe andata incontro ad una grave insufficienza respiratoria e ad una serie di problematiche cardiache e polmonari, proprio a causa della grave deformità della gabbia toracica, conseguenza della scoliosi.”

L’intervento di correzione si è svolto in 2 tempi. Il primo intervento chirurgico è consistito nell’inserire una barra magnetica transitoria dentro la colonna vertebrale. Si chiama Growing Rod Magnetico e solitamente viene utilizzato nei pazienti pediatrici. Si è deciso di escludere la tecnica HALO, tendenzialmente utilizzata nelle scoliosi molto gravi, in quanto prevede un periodo di immobilità di 15-20 giorni, una situazione faticosa sia a livello fisico che psicologico, difficile da affrontare specialmente nell’adolescenza. La barra magnetica, invece, consente di lavorare sull’allungamento graduale della colonna vertebrale con la paziente a casa, con sedute periodiche in ambulatorio. Questo permette alla paziente di proseguire con le sue normali attività durante il trattamento. “Questa barra magnetica è stata ideata per trattare le scoliosi nei bimbi piccoli perché si adatta alla loro crescita, ma oggi viene utilizzata anche per le scoliosi gravi per attuare una trazione temporanea”, spiega Lolli. “In questo caso particolare, abbiamo agganciato il Growing Rod alla colonna vertebrale e praticato delle osteotomie di Ponte, ovvero delle resezioni della parte posteriore delle vertebre per mobilizzare la colonna vertebrale e renderla più flessibile.”

Dopo l’inserimento della barra magnetica, la 15enne si è sottoposta periodicamente a sedute di allungamento in ambulatorio presso Maria Cecilia Hospital: tramite un attivatore esterno è infatti possibile estendere la barra magnetica, per correggere gradualmente la scoliosi e rendere la colonna più “elastica” in vista dell’intervento definitivo; in questo caso veniva allungata di circa 5-10mm ad ogni seduta per arrivare al risultato di quasi 3cm in 1 mese. Durante questo periodo la ragazza ha potuto muoversi liberamente, compatibilmente con il fisiologico dolore post operatorio.

A distanza di 40 giorni si è poi sottoposta al secondo intervento chirurgico per la rimozione della barra magnetica, la sostituzione con le barre definitive e la correzione completa della scoliosi. “La scoliosi risultava ancora grave nonostante la trazione magnetica; abbiamo così deciso di combinare un altro intervento, denominato VCR (vertebral column resection, vertebrectomia), ovvero abbiamo rimosso la settima vertebra toracica per mobilizzare ulteriormente la schiena della giovane paziente”, prosegue il dott. Lolli. L’intervento di VCR è stato effettuato in équipe con il dott. Andrea Messina, specialista in Neurochirurgia a Maria Cecilia Hospital. “Si tratta di un’operazione rischiosa”, spiega Messina. “La letteratura scientifica parla di un rischio di danno neurologico dell’8%. La vertebrectomia si è però rivelata efficace, consentendo di correggere ulteriormente la curva della colonna vertebrale e di ottenere la correzione definitiva della scoliosi, un ottimo risultato funzionale ed estetico, quest’ultimo aspetto da non sottovalutare considerata anche la giovane età della paziente.”

La riabilitazione post operatoria per gli interventi di correzione della scoliosi prevede una ginnastica respiratoria utile a favorire la ripresa del polmone dal lato della vertebrectomia. “È stato fatto un ottimo lavoro da parte di tutta l’équipe chirurgica e degli anestesisti, sia in sala operatoria sia in fase di gestione del dolore nel post-intervento. Ciò che abbiamo fatto durerà per tutta la vita della giovane e non richiederà revisioni. La ragazza è tornata a casa sua in Sicilia, sta bene e ha ripreso la sua quotidianità”, conclude Lolli. “Il suo sorriso è la più grande ricompensa che potevamo desiderare.”