
“La nostra ultima analisi conferma ulteriormente che cladribina compresse offre un’efficacia duratura senza la necessità di un’immunosoppressione continua, garantendo un controllo prolungato sia sugli aspetti infiammatori che su quelli non infiammatori della disabilità legata alla sclerosi multipla”, dichiara Alex Kulla, senior vice president & global head of the Neurology & Immunology Medical Unit di Merck. “L’efficacia e la sicurezza di cladribina compresse sono state ampiamente dimostrate attraverso endpoint tradizionali, sia negli studi clinici che in quelli real-world. Oggi, grazie a questi nuovi endpoint, possiamo rappresentare in modo ancora più completo l’impatto del trattamento sull’intero spettro della malattia.”
Un’analisi integrata dei dati raccolti nell’arco di 4 anni dagli studi Clarify-MS (n=482) e Magnify-MS (n=270), comprensiva del periodo di 2 anni senza trattamento, ha evidenziato una bassa incidenza di accumulo di disabilità e di progressione indipendente dall’attività di recidiva (PIRA) nei pazienti trattati con cladribina. Tale effetto è risultato particolarmente marcato nei soggetti più giovani e in quelli che hanno iniziato il trattamento nelle fasi precoci della malattia. A 2 anni dalla conclusione del trattamento attivo, l’83% dei pazienti non presentava progressione di disabilità confermata (CDP), mentre oltre l’89% era libero da PIRA. Il 15,4% dei pazienti ha mostrato un miglioramento confermato della disabilità (CDI), con un numero di recidive inferiore rispetto al gruppo con CDP. Inoltre, i pazienti più giovani (≤40 anni) hanno mostrato una minore probabilità di accumulare PIRA.















