Sclerosi multipla. Evobrutinib riduce le placche

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I dati di un’analisi post hoc di Fase II rilevano che Evobrutinib, inibitore orale della Bruton-tirosin-chinasi, penetrante nel sistema nervoso centrale, ha un impatto sulle lesioni cerebrali associate all’infiammazione cronica del SNC stesso. Questo rende Evobrutinib il primo inibitore della Bruton-tirosin-chinasi a mostrare riduzioni significative delle lesioni a lenta espansione (SEL). Si tratta di lesioni croniche, attive, demielinizzate della sclerosi multipla, che si ritiene siano un indicatore precoce della progressione della SM.

I risultati sono stati presentati nel corso del XXXVII Congresso dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis, pochi giorni dopo aver annunciato il completamento dell’arruolamento per il programma di Fase III Evolution RMS, in cui Evobrutinib è in fase di studio. “L’analisi presentata è la prima a mostrare un inibitore BTK che riduce significativamente il volume di SEL nei pazienti con SM recidivante, fornendo ulteriori prove a sostegno del meccanismo d’azione di Evobrutinib nel trattamento della SM recidivante e sottolineando il potenziale impatto della molecola sulla neurodegenerazione e sulla progressione della malattia, dichiara il dott. Xavier Montalban, chairman & director Neurology-Neuroimmunology Department & Neurorehabilitation Unit, Multiple Sclerosis Centre of Catalonia, Cemcat, Vall d’Hebron University Hospital, Barcellona.

L’analisi dello studio di Fase II ha valutato l’effetto del trattamento con Evobrutinib sul volume di SEL dal baseline alla settimana 48. Evobrutinib ha ridotto il volume di SEL rispetto al placebo in modo dose-dipendente con l’effetto più alto ottenuto con 75 mg 2 volte al giorno (p = 0,047). In un’analisi di sottogruppo, l’effetto di Evobrutinib sul volume di SEL è stato particolarmente evidente nei pazienti con malattia più avanzata.

Le SEL sono un potenziale risultato dell’accumulo del danno neuronale, in particolare la perdita assonale, e si verificano indipendentemente dall’infiammazione acuta associata alle lesioni Gd+. Questi risultati, combinati con la riduzione delle lesioni Gd+ precedentemente presentate, suggeriscono che Evobrutinib riduca sia la neuroinfiammazione acuta sia quella cronica che, insieme, portano a un peggioramento della disabilità. Oltre alla misurazione del volume SEL, un altro metodo recente per valutare la progressione della malattia della SM è la valutazione dei livelli della catena leggera del neurofilamento del sangue (NfL). Dati precedentemente condivisi hanno mostrato che Evobrutinib abbassa significativamente i livelli di NfL nel sangue già alla settimana 12, con livelli che rimangono ridotti fino all’ultima analisi a 24 settimane.

Nuovi dati relativi ad un’analisi post-hoc dello studio di fase II, anch’essi presentati nel corso Congresso Ectrims, hanno dimostrato che alti livelli di NfL alla baseline erano predittivi di un aumento di recidive e dell’attività delle lesioni alla risonanza magnetica. La somministrazione di Evobrutinib 75 mg 1-2 volte al giorno ha ridotto l’attività alla risonanza magnetica e le recidive rispetto al placebo o a Evobrutinib 25 mg 1 volta al giorno per 24 settimane, anche in soggetti con SM più avanzata con alti livelli basali di NfL. Questi risultati iniziali nei dati NfL combinati con i dati SEL continuano a mostrare il potenziale beneficio di Evobrutinib sulla progressione della malattia.

È stato inoltre presentato il più ampio set di dati di sicurezza integrati di un inibitore BTK nelle malattie autoimmuni. L’analisi, che ha utilizzato i dati raccolti su 1.083 pazienti provenienti da 3 studi di fase II su lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide e SM recidivante, ha valutato diversi dosaggi, 25 mg o 75 mg 1 volta al giorno; 50 mg o 75 mg 2 volte al giorno. Evobrutinib è stato in generale ben tollerato, con tassi di eventi avversi simili tra Evobrutinib e placebo in base all’indicazione e in tutti gli studi. Gli eventi avversi più comuni riportati sono stati infezioni del tratto urinario (9,5% vs 8,5% placebo), rinofaringite (7,3% vs 5,5% placebo), diarrea (6,2% vs 4,8% placebo) e aumento dell’alanina aminotransferasi (ALT) (2,9% vs 1,5% placebo). L’aumento delle transaminasi epatiche è stato asintomatico e reversibile al momento dell’interruzione del trattamento.

“Sono necessari nuovi trattamenti che colpiscano la neuroinfiammazione cronica all’inizio della SM recidivante per prevenire efficacemente la progressione e l’accumulo di disabilità”, afferma Danny Bar-Zohar, MD, global head of development Healthcare di Merck. “I primi dati BTKi di Evobrutinib sia su SEL che su NfL, che si ritiene prevedano la progressione della malattia, confermano ulteriormente la nostra convinzione del potenziale di Evobrutinib come trattamento best-in-class per le persone che vivono con SM recidivante.”