Farmaci, Scaccabarozzi: “Il modello ‘a silos’ è una camicia di forza”

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“Cosa ci ha insegnato la pandemia?” Con questa domanda si è aperto il XIII congresso nazionale della Società italiana di Health Technology Assessment (Sihta), online dal 26 al 30 ottobre. “In Italia, sebbene la prova sia stata dura e prosegua tuttora, questa non ha portato alla rottura del Sistema grazie ai suoi punti di forza ma ne ha evidenziato alcune importanti criticità che possono divenire opportunità per un riposizionamento del tema salute nelle politiche nazionali, in particolare riconsiderando il ruolo strategico delle tecnologie sanitarie”, afferma Pietro Derrico, Presidente Sihta. “Pensiamo che l’Hta sia fondamentale, che questa comunità collabori e partecipi ai processi decisionali perché è utile”, commenta Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. “È necessario arrivare finalmente all’agenzia nazionale di Hta che deve avere due obiettivi: mettere a sistema tutte le agenzie dello Stato per avere delle linee guida uniche ed essere soggetto di consulenza essenziale basata sul competenza e partecipazione, due elementi essenziali per governare le società complesse.”

“L’esigenza di diffondere vaccini e farmaci durante la pandemia – afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmaindustria – ci deve far pensare a come mettere a frutto le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale. Dovrebbe essere un impegno per tutti anche per le agenzie regolatorie. Il modello ‘a silos’ è una camicia di forza. Chiediamo un confronto continuo e trasparente anche nella conferenza sui prezzi. Durante la pandemia sono stati fatti dei passi in avanti, soprattutto si è adottato un metodo di lavoro trasparente con le autorità che deve diventare permanente perché ci ha consentito di lavorare insieme per le persone. I farmaci non sono mai mancati ma sono emerse delle criticità: l’accesso alla salute per i no-covid ha subìto qualche colpo. Per esempio, 1milione di ricoveri sono stati posticipati, questo ci deve far riflettere sull’accesso. È necessario un confronto per definire i criteri di determinazione del valore, considerando i temi non clinici evitando i confronti del passato. Siamo di fronte a un processo nuovo per avere accesso ai dati. Credo che la via sia quella indicata dalla programmazione del ministero della Salute che abbiamo appoggiato da subito. Qual è la normalità oggi? Non è semplice ma è durante questi momenti che nasce l’innovazione. Ha ragione papa Francesco quando dice di non commettere il peccato di sprecare questo periodo drammatico.”

Nella sessione plenaria, moderata da Giandomenico Nollo, membro del Consiglio direttivo della Sihta, e da Matteo Ritrovato, Segretario del Comitato tecnico scientifico, sono intervenuti docenti e esperti internazionali. Riguardo alle regole seguite durante la pandemia, la Group Lead Medical Devices and In-Vitro Diagnostics World Health Organization, Adriana Velazquez Berumen, ricorda come l’Oms si limiti a proporre, sottolineando come spetti poi ai singoli Paesi recepire le raccomandazioni: “I Paesi sono in grado di scegliere la tecnologia. Nei mesi della pandemia, nel mondo si è avuto un aumento impressionante di produzione di dispositivi e anche prodotti da produttori e industrie mai viste prima”.

In merito alla risposta data alla pandemia in Lombardia, “Qualcuno può dire ci sia una debolezza strutturale”, commenta Marco Trivelli, direttore generale del Welfare della Regione. “Penso sia vero questo giudizio ma penso che non ci sia parte di Italia capace di rispondere a quello che è avvenuto nelle tre province lombarde (Bergamo, Brescia, Milano) dove si è concentrato il 40% del problema COVID. Credo sia necessario a chi è vicino al problema ad agire come pensa sia utile. Chi sbaglia paga. Abbiamo molti strumenti in più rispetto a marzo però quando arriva c’è la forza locale e basta. Si risponde a un fenomeno complesso. Il limite della Sanità italiana è venuto fuori: ciascuno vuole svolgere la propria attività al meglio. Gli specialisti non possono pensare di essere autonomi nella gestione, c’è una dipendenza reciproca. Questo oggi ci permetterà di fare un passo diverso. Credo che il territorio si rafforzerà in Lombardia. Ho imparato che è difficile lavorare in garanzia. Nell’ambito delle cure, l’esperienza ha dimostrato che non c’è garanzia. Non si possono evocare risorse supplementari. Si fa forza su quello che si ha e da questo nascono cose incredibili. Altra cosa che ho imparato è che bisogna riconoscere i nessi fra tutti. Il Servizio sanitario nazionale è un sistema di grandi professionalità ma sono finalizzate nell’impegno della propria competenza e non sono la cura complessiva. Questo – conclude – ha conseguenze pratiche importanti emerse come debolezza.”