SARS-CoV-2: la variante brasiliana è preoccupante perché infetta chi è guarito

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I ricercatori della Fondazione Oswaldo Cruz, istituto di scienza di Rio de Janeiro, non hanno dubbi: le mutazioni sulla nuova variante potrebbero aumentare il rischio di reinfezione. Un’infermiera brasiliana, 45enne, si è ammalata con la nuova variante a ottobre, 5 mesi dopo essersi ripresa da una precedente infezione Covid causata da un ceppo più “vecchio”. Nella seconda infezione i sintomi della donna sono peggiorati. Secondo i medici, la donna si è infettata la prima volta il 26 maggio scorso, presentando diarrea, dolori muscolari e debolezza generale. Grazie a una terapia con cortisone (prednisone) si è ripresa in circa 3 settimane. Successivamente, a ottobre si è ammalata di nuovo con sintomi simili – diarrea, mal di testa, tosse e mal di gola – ed è nuovamente risultata positiva al coronavirus. Rispetto al primo ricovero, le sue condizioni sono peggiorate e ha sviluppato difficoltà respiratorie, dolori muscolari e insonnia.

Il confronto delle due mappature genetiche del virus che avevano infettato la donna rispettivamente a maggio e a ottobre ha evidenziato mutazioni genetiche importanti. “L’analisi delle mutazioni ha dimostrato, per la prima volta, un caso di reinfezione con una variante virale che ospita la mutazione E484K, situata in un residuo chiave del dominio di legame del recettore, che sembra aumentare modestamente il legame tra la proteina Spike e il corpo”, spiegano i ricercatori. In pratica si ritiene che la variante genetica E484K modifichi il virus in un modo da rendere più difficile per gli anticorpi legarsi ad esso per contrastarlo. In questo caso, la parte della proteina spike che viene modificata è chiamata “dominio di legame del recettore”, o RBD, che il virus utilizza per attaccarsi al corpo. Inoltre, come dichiarato dalla prof.ssa Wendy Barclay, dell’Imperial College di Londra, alla BBC, esisterebbero 2 diversi tipi di varianti brasiliane, una sola delle quali sarebbe stata rilevata nel Regno Unito.