Sars-CoV-2. Perché il plasma delle persone guarite combatte il coronavirus

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Dopo la prima guarigione avevamo anticipato che, presto, il plasma di questi pazienti sarebbe stato molto prezioso in quanto ricco di anticorpi contro il virus. In pratica è successo quello che accade per tutte le infezioni: dopo un periodo variabile durante il quale un soggetto viene colpito da un’infezione, quando non soccombe sviluppa gli anticorpi o immunoglobuline, che altro non sono che quelle proteine presenti nel sangue che reagiscono ai virus e ci difendono. Quando l’organismo è attaccato da un virus sconosciuto, queste lo affrontano e cercano di modificarsi fino a trovare la “chiave” per contrastarlo. E così, dopo le prime guarigioni, lo scorso 8 febbraio i medici cinesi hanno iniziato a somministrare questi anticorpi a 3 pazienti ricoverati in condizioni critiche in un ospedale nel distretto di Jiangxia di Wuhan.

Ora, in attesa che si concretizzi la strada verso il vaccino, Mike Ryan, esperto di emergenze sanitarie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), guarda con favore alla possibilità che anche i medici di Shanghai abbiano iniziato a utilizzare globuline iperimmuni dei pazienti guariti dal coronavirus per curare coloro che stanno ancora combattendo l’infezione. In pratica, l’uso del “plasma di convalescenza” sarebbe un approccio molto valido, ma è importante avere i tempi giusti per massimizzare la risposta immunitaria dei pazienti. In passato si ricorderà che le globuline iperimmuni, preparate dal plasma di donatori con elevati titoli anticorpali, si sono dimostrate molto efficaci contro altre malattie infettive, tra cui rabbia e difterite. “È un’area molto importante da perseguire – sottolinea l’esperto – ma la terapia deve essere somministrata al momento giusto.”

MAPPA INTERATTIVA

A questo link è possibile consultare la mappa interattiva con i dati aggiornati sulla diffusione del COVID-19 elaborati dalla Johns Hopkins University | JHU CSSE.