Sangue: più salute, più sicurezza, meno trasfusioni

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Meno trasfusioni e più sicurezza per i pazienti candidati a un intervento chirurgico maggiore (come la cardiochirurgia, la protesi di anca e di ginocchio). È questo l’obiettivo della campagna “Patient Blood Management – Only One – 1 trasfusione, 1 decisione clinica indipendente, la via dell’Italia comincia da 1”, volta all’implementazione del PBM e alla promozione del comportamento standard che prevede il trattamento trasfusionale dell’anemia, nel paziente stabile non emorragico, mediante la prescrizione di una unità di sangue alla volta (preceduta da rivalutazione clinica prima di ogni ulteriore trasfusione). Il fine è quello di accogliere l’invito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a implementare il PBM, una strategia multidisciplinare e multimodale che mette al centro salute e sicurezza del paziente e migliora i risultati clinici basandosi sulla risorsa sangue dei pazienti stessi. Esso previene e riduce in modo significativo l’utilizzo dei prodotti del sangue, affrontando tutti i fattori di rischio trasfusionale modificabili ancor prima che sia necessario prendere in considerazione il ricorso alla terapia trasfusionale stessa. Questo è possibile mediante un insieme di strategie e tecniche farmacologiche e non farmacologiche comprese nei cosiddetti “tre pilastri del PBM”, che mirano a: ottimizzare la capacità di produrre globuli rossi; ridurre al minimo il sanguinamento; ottimizzare la tolleranza verso l’anemia.

È necessario richiamare l’attenzione degli operatori sanitari sulla necessità di portare i pazienti in sala operatoria in buone condizioni cliniche e ridurre al massimo la necessità di trasfusioni. “Si tratta di una campagna estremamente importante – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS – curare l’anemia pre-operatoria e stabilizzare il quadro clinico dei pazienti prima dell’intervento chirurgico garantisce un notevole vantaggio per la salute dei cittadini e può ridurre i costi associati alla terapia trasfusionale (fino al 20%) e la durata del ricovero ospedaliero.”