Ritardi e ostacoli alla salute riproduttiva

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La carenza di informazioni sulle possibili scelte contraccettive e la quasi totale assenza di programmi educazionali sull’argomento limitano l’accesso alla contraccezione, circoscritto ad appena il 16% delle donne in età fertile, relegando l’Italia al 26° posto in Europa per accesso e informazione alla contraccezione (Atlante Europeo della Contraccezione, European Parliamentary Forum 2021). Lo scarso ricorso ai metodi contraccettivi è l’altra faccia del percorso ad ostacoli verso un’adeguata pianificazione familiare, che penalizza le donne nelle loro scelte di vita: l’emergenza Covid ha peggiorato lo scenario della natalità in Italia, dove gli ultimi dati ISTAT mostrano, per il 2021, un calo del 3,8% delle nascite rispetto al 2020, nuovo minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia. Un calo determinato non solo dalla pandemia, che ha provocato il completo lockdown dei Centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) per oltre 5 mesi con un impatto di -1.500 nuovi nati con queste tecniche, ma anche dal ricorso tardivo delle coppie a tali Centri a causa dei crescenti problemi di fertilità, che in Italia oggi interessano circa il 20% delle coppie (1 su 5), rispetto al 10% di circa 20 anni fa. Sebbene in aumento negli ultimi anni, 1/3 dei trattamenti di PMA è eseguito in coppie in cui la donna ha più di 40 anni, con ricadute negative sul tasso di natalità.

Riguardo all’accesso alla PMA, esistono forti disomogeneità a livello regionale, con una diversa distribuzione dei Centri pubblici e privati convenzionati dal Nord al Sud, lunghe liste di attesa, ostacoli burocratici e la mancata definizione di un tariffario nomenclatore all’interno dei LEA per queste prestazioni. Ma i ritardi culturali pesano anche nell’adeguamento dei comportamenti di prevenzione in considerazione dell’aumento dell’aspettativa di vita che per le donne è di 84-85 anni: una donna trascorre in menopausa circa 30 anni, ma solo il 7% delle italiane ricorre alla terapia ormonale sostitutiva per trattare i sintomi della menopausa, in particolare quelli di tipo neurovegetativo (come vampate, disturbi del sonno, sudorazione notturna, etc.) e prevenire le complicanze cardiovascolari sul lungo periodo, oltre che beneficiare di una migliore qualità di vita.

Dalla salute delle donne a quella delle loro famiglie e delle comunità, le grandi sfide sono quelle della cronicità e della sostenibilità: in Italia sono 24milioni i pazienti con malattie croniche non trasmissibili, tra cui tumori, patologie cardiovascolari e osteoarticolari, che assorbono circa l’80% del Fondo Sanitario Nazionale. Le malattie croniche non trasmissibili sono responsabili del 93,3% dei decessi e del 90,2% dei DALY (Disability-adjusted life year: valore che esprime il numero di anni persi a causa della malattia). L’emergenza di Covid-19, impattando fortemente sull’organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, ha minato la continuità terapeutica nella gestione territoriale delle malattie croniche. Al tema della cronicità si associa quello della sostenibilità e della gestione dei tumori per garantire elevata qualità delle cure a tutti i pazienti che ne hanno bisogno e ridurre gli oneri finanziari a carico della sanità pubblica. Su questi diversi fronti Organon, ponendo al centro la salute femminile in ogni fase della vita, dalla contraccezione alla fertilità alla menopausa, si candida a lavorare in partnership con le Istituzioni.