Rischio ictus più alto per i pazienti diabetici ID con fibrillazione atriale

1463

I pazienti con fibrillazione atriale sono a maggior rischio di ictus, se diabetici e trattati con insulina; le donne affette da questa patologia sono più a rischio pur ricevendo lo stesso trattamento anticoagulante degli uomini: sono alcuni dei dati che emergono da una sub-analisi dello studio PREFER in AF, il registro europeo dei pazienti affetti da FA, realizzato su iniziativa di Daiichi Sankyo e presentato al Congresso ESC in corso a Roma. In particolare, ad un anno di follow-up i dati del Registro, rivelano che i pazienti affetti da fibrillazione atriale, che soffrono anche di diabete e sono trattati con insulina, corrono un rischio significativamente maggiore di essere colpiti da ictus o embolia sistemica, rispetto ai pazienti con FA senza diabete (5,2% vs 1,9% rispettivamente; hazard ratio [HR] 2.89 , Intervallo di Confidenza [CI] 95%; 1,67-5,02; p=0,0002) e ai pazienti diabetici con FA ma non trattati con insulina (5,2 % vs 1,8%, rispettivamente; HR 2,96; 1,49-5,87; p=0,0019). È inoltre interessante notare che i pazienti diabetici non trattati con terapia insulinica hanno simile incidenza di eventi tromboembolici rispetto ai pazienti senza diabete (HR 0,97; 0,58-1,61; P=0,9).
I dati del registro hanno inoltre dimostrato che le donne sperimentano un maggior carico di sintomi rispetto agli uomini, anche se il trattamento con anticoagulanti orali è risultato simile in ambo i sessi. Inoltre, dopo un anno di follow-up, le donne hanno dimostrato il 65% in meno del rischio (corretto per età e Paese di provenienza) di rivascolarizzazione coronarica (95% CI [0,22-0,56]), il 40% in meno di rischio di sindrome coronarica acuta (0,38-0,93) e il 20% in meno di rischio di insufficienza cardiaca cronica/frazione di eiezione del ventricolo sinistro ridotta (0,68-0,96) rispetto agli uomini. Per lo stesso periodo esaminato non vi è alcuna prova, invece, che uomini e donne differiscano per rischio di ictus, attacco ischemico transitorio, eventi tromboembolici arteriosi ed eventi emorragici maggiori. Lo studio dunque ha fornito indicazioni sulle differenze di genere dei pazienti, e attraverso ulteriori indagini si potrà stabilire se queste possano essere utilizzate per migliorare prevenzione, trattamento e gestione della fibrillazione atriale.
“La fibrillazione atriale è un notevole problema sanitario che comporta un elevato rischio di ictus per oltre sei milioni di malati in Europa”, ha commentato il dott. Giuseppe Patti, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e principale autore dello studio. “Le informazioni che giungono da questo registro risultano molto utili nella pratica clinica, poiché la disponibilità di dati robusti dal mondo reale sui pazienti a più alto rischio di ictus o embolia sistemica potrà sicuramente contribuire ad individuare i casi in cui è necessario un trattamento ancora più specifico per ridurre al minimo tali gravi esiti.”