Il richiamo dell’Oms sull’uso della pillola abortiva RU-486. La situazione in Italia

L’Organizzazione Mondiale della Sanità si dice preoccupata per i diversi tentativi di frenare l’uso della pillola abortiva mifepristone (RU-486), in riferimento agli atteggiamenti di limitazione e divieto che sarebbero riscontrati in diverse parti del mondo. Per esempio, alcune associazioni denunciano nell’ultimo periodo una carenza “sospetta” di pillole abortive nelle farmacie francesi; negli USA, si registrano già da tempo tentativi di emanare divieti all’utilizzo del farmaco in alcuni Stati. Per quanto riguarda il nostro Paese, stando gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Salute – riferiti all’ultimo trimestre 2020 – il ricorso all’aborto farmacologico è stato pari al 42% del totale delle interruzioni di gravidanza, sebbene con forti differenze regionali: la percentuale oscilla infatti dall’1,9% del Molise a oltre il 50% di Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Basilicata. Sempre secondo il Ministero della Salute – nell’ambito della relazione al Parlamento circa l’attuazione della legge 194 – nel 2020 sono state notificate 66.413 interruzioni di gravidanza, in diminuzione del 9,3% rispetto al 2019, e in continuo calo a partire dal 1983, anno in cui si è riscontrato il valore più alto (234.801 casi). Aumenta invece il ricorso all’aborto farmacologico: nel 2020 il mifepristone, con successiva somministrazione di prostaglandine, è stato adoperato nel 31,9% dei casi, rispetto al 24,9% del 2019 e al 20,8% del 2018. Ma dalle informazioni dettagliate sul tipo di intervento fornite dalle Regioni, il “solo mifepristone” risulta utilizzato nell’1,8% dei casi; l’associazione di “mifepristone + prostaglandine” nel 31,9%; le “sole prostaglandine” nell’1,4%, che nell’insieme portano la percentuale al 35,1% del totale delle interruzioni di gravidanza volontarie.

Nell’ultimo trimestre del 2020, l’aborto farmacologico è salito al 42%, in seguito alla circolare del Ministero della Salute che nell’agosto dello stesso anno ha aggiornato le Linee Guida sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza con Mifepristone e Prostaglandine. Il documento ha previsto infatti l’estensione della metodica fino a 63 giorni (9 settimane compiute di età gestazionale, contro i 49 giorni o 7 settimane precedenti) e la possibilità di effettuazione in regime di day-hospital e in regime ambulatoriale, presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, e autorizzate dalla Regione, e anche presso i consultori.

“Il diritto delle donne di accedere a servizi di aborto sicuro, anche attraverso l’uso di medicinali per l’aborto farmacologico, sarebbe limitato da legislatori e tribunali”, dichiara l’Oms. “Le donne dovrebbero sempre avere il diritto di scegliere quando si tratta del proprio corpo e della loro salute.”