Ricerca biomedica: tante pubblicazioni ma poca utilità per le persone

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Oltre l’85% degli investimenti nella ricerca biomedica non produce adeguate evidenze per l’assistenza sanitaria e, di conseguenza, non fornisce alcun contributo nel migliorare la salute delle persone, generando ingenti sprechi. Era l’allarme lanciato dalla rivista The Lancet nel 2014. Dalla serie di Lancet è nata la campagna Lancet-REWARD (REduce research Waste And Reward Diligence), che ha formulato 17 raccomandazioni su cinque aree di potenziali sprechi: rilevanza delle priorità di ricerca; adeguatezza del disegno dello studio, dei metodi e delle analisi statistiche; efficienza dei processi di regolamentazione e gestione della ricerca; completa accessibilità ai dati; usabilità dei report della ricerca. Le raccomandazioni REWARD saranno inizialmente diffuse e condivise con gli stakeholders della ricerca in Italia (finanziatori pubblici e privati, ricercatori, enti regolatori, istituzioni di ricerca, comitati etici, editori e associazioni di pazienti). Successivamente, la Fondazione GIMBE avvierà un monitoraggio indipendente utilizzando gli indicatori definiti dalla campagna Lancet-REWARD.
“L’interesse per la ricerca biomedica nel nostro Paese – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è oggi documentato da varie iniziative: il rilancio della ricerca indipendente AIFA, l’Human Technopole, la call per un’Agenzia Nazionale per la Ricerca. Tuttavia, l’inderogabile necessità di ottenere il massimo ‘valore’ dal denaro investito impone un’attenta valutazione degli indicatori utilizzati per misurare il ritorno degli investimenti: produttività scientifica, pubblicazione di evidenze di elevata qualità, impatto della ricerca sui servizi sanitari e sugli esiti di salute, oltre ovviamente a brevetti e profitti, prioritari per chi produce farmaci e tecnologie sanitarie.”