La mascherina divide gli esperti

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In attesa della decisione del Governo su quali contesti lasciare con l’obbligo e su quali invece affidarsi alla responsabilità individuale, c’è divisione nel Paese su quale sia la scelta più opportuna e anche tra virologi e infettivologi le opinioni sembra siano discordanti. Di seguito riportiamo quanto diversi esperti hanno dichiarato all’AGI.

“La scelta sull’obbligo di mascherina oggi non ha nulla di scientifico, ma è una decisione squisitamente politica”, spiega all’AGI l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova. “Oggi realisticamente avremo 100mila contagi al giorno e li avevamo anche con le mascherine all’aperto, un provvedimento di natura cosmetica che ha svilito l’utilità del dispositivo di protezione: se dal primo maggio resteranno obbligatorie nei cinema, allo stadio e a teatro, saremo l’unico Paese europeo. Tra l’altro: non siamo riusciti a introdurre l’obbligo di vaccinazione a settembre 2021, nonostante questo vanno applauditi gli italiani che sono stati tra i migliori in Europa, e oggi battiamo sulle mascherine? [Rispetto invece al green pass, ] avremmo dovuto toglierlo dal 31 marzo, a fine emergenza. Potremmo utilizzare – conclude Bassetti – lo slogan ‘poca scienza, troppa politica’.”

“Dobbiamo andare verso la ripresa delle libertà, ma ci vuole molta prudenza”, dichiara all’AGI il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, docente presso l’Università Statale di Milano. “Ci sono alcuni ambienti dove la mascherina non andrebbe tolta, perché sono a maggior rischio come quelli al chiuso, come cinema e teatri. Manteniamo della prudenza.” Più complesso il tema della scuola: “Fino a fine anno – spiega – le terrei senza dubbio. Per alcune categorie lo terrei, ad esempio gli operatori sanitari. Bisogna garantire il servizio, inteso come riduzione della quota di malattie degli operatori sanitari e a tutela dei pazienti sia con il Covid sia con altri malanni che rischiano di non trovare il medico perché a casa in malattia.”

Un parere analogo quello dell’infettivologo Massimo Galli: “Chiudendo il discorso delle mascherine nei locali pubblici si rischia di limitare la vita degli anziani e di coloro, e sono milioni di persone più fragili anche giovani, che non rispondono alla vaccinazione”, dichiara all’AGI. “Bisogna essere onesti: il vaccino non copre dall’infezione ed è evidente e, pur essendo efficace contro la malattia grave, non lo è per tutti. Se il resto d’Europa toglie le mascherine non è un buon motivo per farlo anche da noi; penso che si cerchi di vincere le elezioni un po’ in tutta Europa e per questo si strizza l’occhio anche a posizioni inaccettabili e questo è fastidioso. Non bisogna allinearsi.”

“Sono per utilizzare la mascherina come gli occhiali da sole: quando serve”, afferma all’AGI il microbiologo Massimo Clementi, professore di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano e direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dello stesso ospedale. “In luoghi chiusi come il teatro e sui mezzi di trasporto pubblico, ma anche dove c’è grande affollamento può essere un bene continuare ad utilizzarla, soprattutto nei periodi influenzali, perché esiste anche l’influenza stagionale e non solo il Covid, almeno io farò così e lo consiglierò ad amici e parenti.”

“Con un virus che ha questo indice di trasmissione le mascherine servono solo a proteggere i più deboli e chi ha a che fare con loro: nelle scuole e nei luoghi pubblici andrebbero dunque tenute, perché lo Stato deve tutelare i fragili, è una misura a carattere morale”, sostiene all’AGI Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova. “Servono a proteggere il singolo individuo. A cinema e a teatro ci si sta un paio d’ore, quindi un sacrificio può essere fatto per i più fragili. Ma bisogna cambiare il paradigma: si fa a tutela degli altri. Al supermercato, ad esempio, per proteggere le cassiere: qualcuna di loro potrebbe avere problemi di salute. Al ristorante o nei locali, invece, non ha senso: tanto viene tolta per mangiare, quindi finiamola con la pagliacciata di entrare mascherati per poi toglierla seduti.”