“Resonate”: il nuovo stimolatore cardiaco “multisito”

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Buone notizie per i portatori di dispositivi cardiaci che necessitano di re-sincronizzazione cardiaca (CRT-D), una “sfida costante” per i cardiologi se si tiene conto che, ancora oggi, i pazienti che non rispondono adeguatamente alle terapie rappresentano il 30-45% di tutti quelli trattati. In questi giorni sono stati impiantati per la prima volta in Italia i nuovissimi dispositivi “RESONATE” che consentono di stimolare il ventricolo sinistro da punti differenti, la cosiddetta “stimolazione multisito”, con oltre 200 combinazioni possibili. “RESONATE”, messa a punto da Boston Scientific e introdotta in vari Paesi, presenta soluzioni tecnologiche d’avanguardia per la re-sincronizzazione cardiaca, terapia destinata a trattare i pazienti affetti da scompenso cardiaco con elevato rischio di aritmie letali, e consente ai cardiologi che effettuano gli impianti di utilizzare le informazioni diagnostiche più esaustive, scegliere gli “algoritmi di stimolazione” più idonei per quel paziente, monitorare la patologia, concentrarsi sul singolo malato e sulle sue esigenze, senza timore che la terapia abbia un drastico impatto sul consumo della batteria e, quindi, sulla longevità del dispositivo.

La “personalizzazione della terapia”, uno dei grandi temi della medicina moderna, è stata accolta con favore dagli elettrofisiologi e non è un caso che i primi impianti di “RESONATE” siano stati effettuati, contemporaneamente, in 4 Ospedali italiani, precisamente all’UOC Cardiologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma (dott.ssa Gemma Pelargonio); Ospedale di Feltre, Belluno (dott. Mauro Fantinel); Ospedale E. Muscatello di Augusta (dott. Giovanni Licciardello e dott. Giuseppe Busacca) e Casa di Cura Montevergine di Mercogliano, Avellino (dott. Francesco Solimene).

La principale barriera nell’utilizzo di questa tecnologia è rappresentata dal consumo di maggiore energia del dispositivo. Tale barriera viene superata oggi dai dispositivi “RESONATE”, dotati delle batterie più longeve oggi esistenti (evoluzione delle batterie Enduralife), con una proiezione di durata fino a 13.3 anni con stimolazione “multisito” attiva. L’innovazione è di grande rilievo se si considera che la durata delle batterie è un elemento cruciale per l’efficacia dei dispositivi e rappresenta la maggiore preoccupazione per il 73% dei pazienti che devono affrontare la sostituzione dopo alcuni anni (in media, 4). I nuovi dispositivi uniscono importanti novità anche sul fronte diagnostico consentendo, per esempio, di effettuare una valutazione poli-parametrica di diversi indicatori clinici (frequenza respiratoria, impedenza transtoracica, inclinazione notturna del torace, variabilità della frequenza cardiaca, apnee notturne, indicazioni di peso e pressione provenienti da sensori esterni), con la possibilità di intervenire tempestivamente ai primi segnali di destabilizzazione e/o di progressione dello scompenso cardiaco.