Quei dolori diffusi in tutto il corpo, ovvero la fibromialgia

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Forti dolori diffusi in tutto il corpo, in particolare schiena e cervicale, facile affaticamento anche nel compiere semplici azioni, insonnia, difficoltà a concentrarsi e disturbi d’ansia. Sono solo alcuni dei principali sintomi che accomunano chi soffre di fibromialgia, patologia che colpisce circa 2milioni di italiani, soprattutto donne in età lavorativa con un’età media di circa 40 anni. Anche quest’anno, il 12 maggio ricorre la Giornata Mondiale della fibromialgia e – per testare il grado di consapevolezza su una patologia ancora troppo poco conosciuta, comprendere meglio i bisogni dei pazienti e implementare adeguati percorsi di cura – è stata effettuata una indagine dall’Istituto Piepoli, con il contributo non condizionante di Alfasigma.

CONOSCENZA DELLA PATOLOGIA

1/3 degli Italiani dichiara di conoscere la fibromialgia ma in realtà la sua fama non è accompagnata da informazione: solo 1 italiano su 10 ne dà una descrizione appropriata. È prevalentemente conosciuta come malattia che “dà forti dolori” o “che colpisce” i muscoli. Tra coloro che la conoscono di più, c’è però una forte differenza di genere: sono in particolare le donne dai 34 ai 45 anni e con titolo di studio alto che, con una prevalenza del 37% rispetto al 25% degli uomini, conoscono la malattia. Infatti, solo 1 uomo su 4 sa cosa sia la fibromialgia e il livello di conoscenza crolla tra gli over54 e i meno scolarizzati. Serve quindi una grande campagna di informazione e legittimazione pubblica della malattia.

Le fonti di informazione da cui è si è venuti a conoscenza sono prevalentemente la televisione (42%), il passaparola (26%) giornali quotidiani e internet (16%). Eppure il medico, di base o specialista, rimane la fonte ritenuta più affidabile per raccogliere notizia sulla fibromialgia (39%). Segue la televisione con il 27% e internet con il 20%. La fibromialgia non è ancora riconosciuta come malattia cronica, se ne discute a livello nazionale e internazionale. “Innanzitutto, si tratta di una sindrome, in quanto caratterizzata da un insieme di sintomi”, precisa Piercarlo Sarzi Puttini, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano e Presidente dell’AISF-Odv. “La peculiarità è la presenza di un dolore muscoloscheletrico diffuso da almeno 3 mesi. Dal 2010 in avanti rilevano altri 3 segni cardinali:

  • Alterazione del sonno;
  • Stanchezza sia mentale che fisica;
  • Disturbo neuro-cognitivo.

A questi sintomi cardinali – prosegue Sarzi Puttini – si associano anche aspetti di tipo psico-affettivo come ansia e depressione. Per la diagnosi utilizziamo 2 criteri: da una parte individuiamo le aree in cui il paziente percepisce il dolore. Le aree complessivamente sono 19 e il paziente con una crocetta segna se è presente o assente. Il secondo è un punteggio di sensibilità di sintomi. La somma di questi e quelli precedenti va da 0 a 31 e indica l’eventuale diagnosi e la severità di malattia. La diagnosi è difficile perché manca un criterio biochimico: bisogna ascoltare il paziente, raccogliere la sua storia clinica in relazione ai sintomi e valutare clinicamente.”