“Quali sono i fattori di rischio del tumore della vescica?”

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DOMANDA

“Quali sono i fattori di rischio del tumore della vescica? È vero che in caso di tumore bisogna sempre asportarla?”

 

RISPOSTA

Il primo fattore di rischio per il tumore della vescica è rappresentato dal fumo di sigarette, che nell’uomo aumenta del 66% le possibilità di incorrere in questa neoplasia, mentre nella donna del 33%. Altri agenti tossici e potenzialmente cancerogeni sono anilina e ammine aromatiche (benzidina, 2-naftilammina) presenti nei coloranti e nelle vernici, analgesici, in particolare la fenacetina. Più recentemente, secondo uno studio europeo pubblicato su Environmental Health Perspectives, il 5% di questo tumore sarebbe dovuto all’esposizione prolungata ai trialometani, sostanze presenti nell’acqua di rubinetto. I più noti di queste sostanze sono cloroformio, bromodiclorometano, dibromoclorometano e bromoformio. L’OMS però ha classificato cloroformio e diclorobromometano, nel gruppo 2B, cioè come sostanze “possibilmente cancerogene”, ma per le quali esistono limitate evidenze di cancerogenicità sia negli esseri umani sia negli animali, mentre il bromoformio risulterebbe nella lista 3, e cioè “non classificabile come cancerogene per l’essere umano”.

Il primo sintomo del tumore della vescica è l’ematuria, cioè la presenza di sangue nelle urine, in assenza di bruciori o altri disturbi della minzione. Qualora questa si verifichi, è necessario eseguire un esame citologico sulle urine per la ricerca delle cellule tumorali, una ecografia dell’apparato urinario. In caso di positività di uno di questi esami o di persistenza dell’ematuria, bisogna consultare l’urologo per esami più approfonditi. Il primo fra tutti è la cistocopia. Questa consente di visualizzare eventuali neoformazioni della vescica e descriverne caratteristiche, estensione e localizzazione. Successivamente, si procederà a intervento endoscopico di TURV (resezione transuretrale della singola o, più spesso, multiple formazioni vescicali). Se l’esame istologico delle formazioni risulterà superficiale, e quindi senza invasione della tonaca muscolare della vescica (pTa o pT1) allora si adotteranno dei protocolli conservativi con controlli periodici (ogni 3 mesi) associati a eventuale terapia endocavitarie (BCG, mitomicina o altri preparati), a seconda che il grado di aggressività sarà basso o alto (G1,G2,G3). Qualora invece l’esame istologico della turv risulti infiltrante la tonaca muscolare (pT2) allora verrà proposta l’asportazione della vescica con derivazione urinaria esterna (sacchetto sull’addome) oppure ricostruzione di una nuova vescica, utilizzando l’intestino. Questo dipenderà dalla localizzazione del tumore, dalla sua estensione locale o a distanza (metastasi) e dalle condizioni generali del paziente. Prima o dopo l’intervento alcuni protocolli o situazioni cliniche prevedono anche la chemioterapia.