Il prolasso urogenitale

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“L’incontinenza urinaria e il prolasso urogenitale colpiscono circa 4milioni di donne italiane dai 35 anni in su e sono tra i problemi femminili più frequenti”, spiega il dott. Andrea Cestari, direttore dell’Unità Operativa di Urologia e del Centro Avanzato di Urotecnologie dell’Istituto Auxologico Italiano. “L’incontinenza urinaria da sforzo nella donna si manifesta a seguito di un piccolo sforzo, come un colpo di tosse, uno starnuto, il sollevamento di una borsa o un esercizio fisico, ed è causata principalmente da gravidanze e parto, menopausa, prolasso genitale, età, tosse cronica, fumo, stipsi, attività pesanti e sportive ed esiti di chirurgia pelvica. Altri fattori di rischio legati allo stile di vita sono obesità, assunzione di alcol e caffeina in quantità eccessive, scarsa attività fisica, fumo e assunzione di alcune tipologie di farmaci.”

Nonostante la diffusione di queste patologie – che con ansia, depressione, tendenza a isolarsi per il timore di perdite improvvise di urina e, nel caso del prolasso, perdite vaginali e sanguinamenti, incidono pesantemente sulla qualità di vita, sui rapporti sociali, sull’intesa di coppia e sulla sessualità – solo una minoranza riesce a vincere vergogna e imbarazzo e rivolgersi all’urologo; le altre donne si rassegnano ai pannoloni peggiorando il disturbo. L’incontinenza e il prolasso dopo un’accurata diagnosi possono invece essere risolti efficacemente con la riabilitazione perineale, i farmaci e le avanzate e collaudate tecniche chirurgiche mininvasive di restyling urogenitale.

“La metodica chirurgica per l’incontinenza urinaria da sforzo – prosegue Cestari – prevede l’applicazione per via vaginale di una sling (retina in polipropilene) che, posta sotto all’uretra, risolve il disturbo effettuando un vero e proprio restyling del pavimento pelvico. Le retine non agiscono solo da supporto ma intervengono anche nei processi di riparazione biologica, favorendo la cicatrizzazione ottimale dei tessuti. I vantaggi, rispetto ai ‘vecchi’ interventi invasivi, come la colposospensione, che richiedeva incisione addominale, anestesia generale, ricovero e convalescenza prolungati, sono l’efficacia, la brevità degli interventi (circa 30-40 minuti) che si possono effettuare in anestesia spinale. Altro vantaggio: il veloce recupero fisico con un ritorno alle normali attività entro una settimana.”

“Il prolasso genitale si manifesta con la discesa dalla sede naturale e talvolta fuori dall’introito vaginale di una o più strutture pelviche – utero, vescica e retto – e riguarda 3 donne su 10 dopo i 50 anni. Spesso è associato all’incontinenza urinaria e le cause sono le stesse dell’incontinenza. Per la risoluzione ci sono avanzate metodiche laparoscopiche basate sull’uso di mesh, retine in polipropilene, che sostituiscono il supporto originario danneggiato del pavimento pelvico e si affiancano alla chirurgia tradizionale. Rispetto agli interventi invasivi del passato associati all’isterectomia – conclude Cestari – queste tecniche garantiscono un’elevata efficacia e un basso rischio di recidive, inoltre consentono di non asportare sempre l’utero quando questo è sano. Tali interventi vengono eseguiti per via laparoscopica o robotica, a seconda del caso e della complessità della situazione anatomica, metodiche che consentono una rapida convalescenza.”