Problemi di cuore: dove mi curo?

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La scelta del giusto ospedale, in caso di angioplastica, bypass aortocoronarico, può rivelarsi determinante, così come nei casi di infarto e di aneurisma dell’aorta addominale non rotto (una dilatazione eccessiva dell’aorta che comporta il rischio di rottura): da un’indagine di “Dove e Come Mi Curo”, è emerso che solo 1 ospedale su 2 in Italia rispetta gli standard ministeriali per quanto riguarda i volumi di ricoveri per infarto al miocardio (100 casi l’anno) e di interventi di angioplastica coronarica (250 casi l’anno). E solamente 1 su 4 per ciò che concerne il numero di interventi di bypass aortocoronarico (200 casi l’anno) e di aneurisma dell’aorta addominale non rotto (60 casi l’anno) [Fonti Programma Nazionale Esiti PNE 2016].

“Il volume di attività è un fattore fondamentale per capire la bontà di una struttura perché, secondo quanto dimostra un’ampia letteratura scientifica, un alto numero di interventi ha un impatto positivo sull’efficacia delle cure”, spiega il comitato scientifico del portale composto da Carlo Favaretti, Alessandro Solipaca, Elena Azzolini e Silvio Capizzi. “In questo contesto, strumenti come il PNE (programma gestito dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali per conto del Ministero della Salute) e Dove e Come Mi Curo svolgono un ruolo chiave nell’indurre, da un lato, le Regioni a orientare la propria programmazione sanitaria accentrando i casi negli ospedali in cui gli esiti si sono dimostrati scientificamente migliori in funzione del volume di attività e, dall’altro, i pazienti a scegliere più consapevolmente l’ospedale nel quale farsi operare.”

CLASSIFICHE NAZIONALI STILATE SULLA BASE DEI 4 INDICATORI

1) INFARTO MIOCARDICO

È un grave danno al tessuto muscolare del cuore (miocardio) causato da una diminuzione improvvisa dell’afflusso di sangue e di ossigeno. Se nelle fasi iniziali di un IMA (infarto miocardico acuto) viene effettuata la PTCA (angioplastica coronarica) il rischio di morte a breve termine del paziente è minore. Le 5 strutture che in Italia effettuano un maggior numero di ricoveri sono:

1. Ospedale di Parma (n° ricoveri 1010);
2. Arcispedale Sant’Anna, Cona FE (n° ricoveri 851);
3. Azienda Ospedaliera A. Cardarelli, Napoli (n° ricoveri 834);
4. Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Trieste – Cattinara – Maggiore, Trieste (n° ricoveri 817);
5. Policlinico Sant’Orsola – Malpighi, Bologna (n° ricoveri 813).

Il 51% delle strutture italiane rispetta lo standard dettato dai riferimenti istituzionali riguardo il numero di ricoveri (almeno 100 l’anno). Una nota di merito va agli ospedali che raggiungono performance molto alte sia per quanto riguarda il numero di ricoveri sia per ciò che concerne le percentuali di mortalità (che devono mantenersi inferiori all’8%) sia per le percentuali di trattati con PTCA entro 48 ore dal ricovero (almeno il 45%): sono l’Arcispedale Sant’Anna di Cona, il presidio Ospedaliero Sant’Antonio Abate di Erice, la Fondazione Policlinico Tor Vergata di Roma, l’Ospedale San G. Bosco di Torino, l’Ospedale San Jacopo di Pistoia, l’Ospedale dell’Angelo di Venezia Mestre, il Policlinico San Donato di San Donato Milanese, il Presidio Ospedaliero Alessandro Manzoni di Lecco, l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma, l’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, Città di Lecce Hospital di Lecce, l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, l’Istituto Ninetta Rosano Calabria di Belvedere Marittimo, il Presidio Ospedaliero di Mirano, l’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, l’Istituto Clinico Sant’Ambrogio di Milano, la Casa di Cura Anthea di Bari.

2) BYPASS AORTOCORONARICO

È un intervento che ha lo scopo di far superare al sangue le ostruzioni o i restringimenti (stenosi) dei vasi sanguigni che lo portano al cuore. Le 5 strutture che in Italia effettuano un maggior numero di interventi sono:

1. Azienda Ospedaliera OO.RR. San Giovanni di Dio e Ruggi, Salerno (n° interventi 348);
2. Ospedale Borgo Trento, Verona (n° interventi 327);
3. Casa di Cura Sant’Anna Hospital, Catanzaro (n° interventi 322);
4. Presidio Ospedaliero G. M. Lancisi, Ancona (n° interventi 317);
5. Casa di Cura Pineta Grande, Castel Volturno (n° interventi 310).

Il 24% delle strutture italiane rispetta lo standard dettato dai riferimenti istituzionali riguardo al numero di interventi (200 casi l’anno). Una nota di merito va agli ospedali che rispettano i valori di riferimento anche per quanto riguarda le percentuali di mortalità (che devono mantenersi inferiori all’1,5%): sono la Casa di Cura Sant’Anna Hospital di Catanzaro, il Presidio Ospedaliero G.M. Lancisi di Ancona, l’Ospedale di Parma, la Fondazione Gabriele Monasterio di Massa, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Trieste – Cattinara – Maggiore, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, Città di Lecce Hospital di Lecce e l’Ospedale Mazzini di Teramo.

3) ANEURISMA DELL’AORTA ADDOMINALE NON ROTTO

È una dilatazione dell’aorta nella sua porzione addominale. Poiché il rischio di rottura aumenta proporzionalmente alle dimensioni ed alla velocità di crescita, attualmente l’indicazione al trattamento chirurgico si ha in presenza di aneurismi di diametro ≥5,5 cm o con rapido accrescimento (>1.0 cm per anno) o, ancora, con aspetti morfologici che segnalano un elevato rischio di rottura. Il trattamento è sempre indicato qualora l’aneurisma dia sintomi quali dolore addominale e lombare, segni di compressione delle strutture circostanti, ecc. Le 5 strutture che in Italia effettuano un maggior numero di ricoveri sono:

1. Ospedale San Raffaele – Gruppo Ospedaliero San Donato, Milano (n° interventi 274);
2. Presidio Ospedaliero Molinette, Torino (n° interventi 206);
3. Policlinico Umberto I, Roma (n° interventi 172);
4. Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma (n° interventi 157);
5. Presidio Ospedaliero G. M. Lancisi, Ancona (n° interventi 149).

Il 24% delle strutture italiane rispetta lo standard dettato dai riferimenti istituzionali (almeno 60 casi l’anno). Una nota di merito va agli ospedali che rispettano i valori di riferimento anche per quanto riguarda le percentuali di mortalità (che devono mantenersi inferiori all’1%): sono il Presidio Ospedaliero G. M. Lancisi di Ancona, il Policlinico San Donato di San Donato Milanese, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, il Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna, il nuovo Ospedale Civile Sant’Agostino Estense di Modena, il Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna e il Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia.

4) ANGIOPLASTICA CORONARICA CON PTCA

È la tecnica che permette di dilatare il tratto di arteria coronaria occluso o significativamente ristretto in modo da consentire nuovamente il normale afflusso di sangue al cuore. Può essere usata per far regredire i sintomi di una coronaropatia, ad esempio l’angina (dolore al torace) e i problemi respiratori o per limitare i danni al muscolo cardiaco provocati da un infarto miocardico acuto (IMA). Le 5 strutture che in Italia effettuano un numero maggiore di ricoveri sono:

1. Centro Cardiologico Monzino, Milano (n° interventi 1961);
2. Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, Firenze (n° interventi 1233);
3. Ospedale San Raffaele – Gruppo Ospedaliero San Donato, Milano (n° interventi 1181);
4. Ospedale Maggiore Carità, Novara (n° interventi 1151);
5. Clinica Mediterranea, Napoli (n° interventi 1125).

Il 57% delle strutture italiane rispetta lo standard dettato dai riferimenti istituzionali (almeno 250 casi l’anno).