Per la prima volta in Italia utilizzata la crioablazione contro la Fibrillazione Atriale

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Per la prima volta in un ospedale italiano, è stato utilizzato il nuovo sistema di crioablazione POLARx per trattare ben 6 pazienti cardiopatici affetti da Fibrillazione Atriale. Gli interventi sono stati effettuati in una unica giornata al Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna), dall’équipe medica coordinata dal dott. Saverio Iacopino, Coordinatore nazionale delle Unità di Aritmologia ed Elettrofisiologia GVM Care & Research e Responsabile del servizio di Aritmologia ed Elettrofisiologia del Maria Cecilia Hospital. Di grande rilievo la nuova procedura, se si considera che la Fibrillazione Atriale è uno dei disordini più frequenti del ritmo cardiaco, colpisce in particolare gli anziani, con percentuali sul totale della popolazione che vanno dall’1,3% per pazienti sotto i 65 anni al 9-10% per quelli sopra i 76 anni.

La patologia, spesso asintomatica, è riconducibile a un’attività elettrica caotica nelle camere superiori del cuore (atri) che porta a una progressiva perdita delle contrazioni cardiache e dà origine, in molti casi, alla formazione di coaguli di sangue, con elevato rischio di ictus. I primi trattamenti sono in genere farmacologici, con somministrazione di farmaci antiaritmici e anticoagulanti. In molti casi, però, quando la patologia è in fase iniziale e non si è cronicizzata (Fibrillazione Atriale parossistica), si è mostrata di particolare efficacia l’ablazione cardiaca, finalizzata a cicatrizzare e distruggere il tessuto che causa il battito anomalo o lo diffonde alimentando un’aritmia che rischierebbe di diventare permanente.

L’innovazione tecnologica e le valutazioni sulle terapie già in uso hanno portato alla crioablazione, procedura di comprovata efficacia che attraverso un catetere a palloncino (cryoballoon) consente di registrare i segnali elettrici anomali e congelare il tessuto cardiaco responsabile del battito irregolare. Fra le innovazioni terapeutiche introdotte di recente in Italia è il sistema POLARx, di Boston Scientific, che consente di trattare le vene polmonari nelle quali si origina la Fibrillazione Atriale mediante una singola erogazione di crioenergia (tecnica one-shot). “L’energia fredda è stata impiegata al Maria Cecilia Hospital, negli ultimi 5 anni, su oltre 1.500 pazienti che sono sempre stati seguiti attraverso un rigoroso follow-up”, commenta Iacopino. “La competenza maturata ci colloca, oggi, come primo Ospedale in Italia e uno dei primi in Europa in questo settore, dotato di una specifica area dedicata alla aritmologia e in grado di rispondere a una domanda terapeutica in costante crescita. Dal punto di vista terapeutico, abbiamo acquisito consapevolezza che questa tecnologia migliora sensibilmente la qualità di vita del paziente fibrillante e riduce i rischi di re-ospedalizzazioni causati da recidive dell’aritmia. La crioablazione è di notevole interesse anche sotto il profilo gestionale e organizzativo richiedendo tempi molto ridotti rispetto ai tradizionali sistemi ‘a caldo’. Per questo, confortati dai parametri di sicurezza, velocità ed efficacia terapeutica del nuovo POLARx, abbiamo deciso, primi in Italia, di effettuare ben 6 interventi di crioablazione nel medesimo giorno e su pazienti con caratteristiche diverse.”

Studi internazionali dimostrano l’efficacia soprattutto nei casi di Fibrillazione Atriale parossistica (frequenza cardiaca irregolare e rapida); è di facile esecuzione in quanto prevede un’unica erogazione di energia, ha una bassa incidenza di complicanze e consente il posizionamento del catetere in tempi rapidi permettendo di ridurre, in modo significativo, la durata dell’intera procedura. La riduzione dei tempi di intervento favorisce inoltre una maggiore capacità dell’Ospedale di erogare cure e servizi, mantenendo elevata la qualità dell’intervento.