Fragilità ossea e osteoporosi, come difendersi

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Corretto stile di vita e costanza nel seguire la terapia indicata dal proprio medico. Ecco le prime regole per chi soffre di osteoporosi secondo la campagna di informazione e sensibilizzazione Fai Vincere Le Tue Ossa. L’iniziativa promossa da APMARR, Fondazione FIRMO e SeniorItalia, in partnership con Amgen Italia, si rivolge a tutti coloro che soffrono di fragilità ossea e in particolare a chi, a causa di questa, abbia già subìto una frattura e presenti dunque un rischio molto elevato di nuove fratture. La campagna prende il via in un momento particolare, che a causa dell’emergenza da Covid-19, ha visto spesso compromesse la regolarità dei controlli medici e l’aderenza alla terapia per le patologie croniche, come appunto l’osteoporosi.

“In questo periodo di lockdown si è accumulato un importante ritardo nelle visite di controllo, negli screening e nelle nuove diagnosi, con rischi per la salute dei cittadini”, dichiara Roberto Messina, presidente di Senior Italia FederAnziani. “Tra le criticità riscontrate in questo periodo va evidenziato anche un calo importante dell’aderenza alla terapia, con molti pazienti che hanno autosospeso i farmaci, soprattutto per le patologie croniche. È, dunque, fondamentale mettere subito gli ambulatori specialistici territoriali nelle condizioni di riaprire e riprendere la loro normale attività diagnostica e di presa in carico di pazienti cronici.”

Accanto al ripristino, in sicurezza, della normale operatività nelle strutture sanitarie, è fondamentale che la popolazione più a rischio riprenda, senza interruzioni, il percorso terapeutico prescritto per non perdere i benefici che le cure iniziate avevano già apportato.

“I pazienti devono essere consapevoli dell’importanza della aderenza alla terapia, perché l’osteoporosi è una patologia metabolica cronica, che richiede trattamenti a lungo termine”, dichiara Maria Luisa Brandi, Presidente Fondazione FIRMO – Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso. “I trattamenti disponibili sono diversi e spetta al medico selezionare il più adatto alle esigenze di ogni singolo paziente, tenendo conto del sesso, dell’età, della severità dell’osteoporosi, della presenza di comorbilità. Ma la cosa importante, una volta impostato l’iter terapeutico, è seguirlo senza interruzioni.”

“Le conseguenze più serie di questa malattia sono le fratture da fragilità, un grave ostacolo all’invecchiamento in buona salute, con ripercussioni sull’indipendenza e qualità di vita di chi le subisce”, prosegue Brandi. “Nel momento più acuto della pandemia abbiamo anche sperimentato che gli ospedali devono avere accessi dedicati alle emergenze. Per questo dobbiamo cercare di ridurre i ricoveri che si possono prevenire, come ad esempio per una frattura del femore.”

In Italia si contano ogni anno circa 600mila fratture da fragilità, senza considerare quelle di cui i pazienti nemmeno si accorgono (vengono registrate solo il 20-25% delle fratture vertebrali), per il 90% collegate all’osteoporosi, malattia cronica alla quale spesso non si dedica l’attenzione dovuta. Non solo. Per le persone che hanno subìto una frattura di questo genere il rischio di “rifratturarsi” è 5 volte più elevato rispetto a una persona sana. L’adozione di una terapia adeguata è in grado di ridurre di circa il 65% questo rischio, ma nella realtà si osserva che, già dopo un anno, la metà dei pazienti interrompe il trattamento. È un quadro preoccupante per la salute pubblica, non solo per la qualità della vita dei cittadini, ma anche in termini economici, se si pensa che le fratture da fragilità costano ogni anno al Servizio Sanitario Nazionale circa 10miliardi di euro, tra ospedalizzazioni, interventi e spese assistenziali.

“Il fattore critico – aggiunge Antonella Celano, Presidente di APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare – è che nel nostro Paese generalmente si affronta l’osteoporosi quando la persona ha già subito una frattura da fragilità, quindi quando la patologia è già avanzata. Anche in questi casi la terapia viene prescritta solamente al 60% circa dei fratturati. Per questa cronicità spesso non si fa prevenzione primaria (cioè prima che si verifichi l’evento fratturativo), mentre andrebbe implementata, per evitare la fragilità ossea prima che questa si manifesti clinicamente. Nelle persone con fattori di rischio, con gli screening, si può già prevedere la fragilità ossea, agendo con misure preventive. Quando si interviene, invece, su un soggetto con osteoporosi già clinicamente manifesta, la chiave del successo è mantenere l’aderenza alla terapia farmacologica prescritta.”

“Attraverso la campagna Fai Vincere Le Tue Ossa vogliamo promuovere maggiore consapevolezza nei cittadini, nei pazienti e nei loro caregiver sui rischi determinati dall’insorgenza dell’osteoporosi”, commenta Maria Luce Vegna, Executive Medical Director di Amgen in Italia. “Vogliamo anche, se non soprattutto, contribuire a rinsaldare quell’alleanza terapeutica tra il paziente e il suo medico, che è condizione essenziale per sviluppare un percorso di cura efficace. Partendo da questo ascolto reciproco è possibile, infatti, costruire efficaci strategie di cura, basate su stili di vita appropriati e trattamenti innovativi.”