Policlinico Umberto I di Roma, Nisticò: “2 tipi di laser per restituire funzionalità a agenti ustionati in via Gordiani”

Al Policlinico Universitario Umberto I di Roma sono in corso le procedure di riabilitazione dermatologica tramite laser per i 2 poliziotti rimasti gravemente ustionati, il 04 luglio 2025, a seguito dello scoppio di una cisterna avvenuto nel distributore a via dei Gordiani. Ricoverati e trattati nella fase acuta presso il Reparto di Chirurgia Plastica, diretto dal prof. Diego Ribuffo, nello stesso Policlinico, gli agenti hanno superato le condizioni più critiche e possono ora intraprendere il percorso riabilitativo. “La fase acuta è quella che comprende la medicazione delle ferite, la prevenzione delle infezioni cutanee e gli innesti cutanei”, spiega il prof. Steven Paul Nisticò, direttore della Scuola di Dermatologia dell’Università Sapienza, Policlinico Umberto I, che coordinerà la riabilitazione insieme al prof. Giovanni Cannarozzo, esperto di laser terapia. “Successivamente, il processo riparativo della pelle porta a delle cicatrizzazioni che, nel caso delle ustioni, sono fibrotiche e sclerotiche, quelle in cui la pelle si retrae e perde la propria elasticità. Questo comporta un danno non solo estetico e psicologico, ma anche funzionale, perché questi pazienti non riescono più a stendere gli arti o ad avere un corretto uso delle mani, fondamentali nell’attività quotidiana e lavorativa, rendendoli quindi inabili.”

“Sistemi molto moderni, ovvero laser che vanno a sbrigliare queste cicatrici fibrotiche, ripristinano con il tempo l’elasticità fisiologica del tessuto”, afferma Nisticò. “Ovviamente non si raggiunge una riparazione tissutale al 100%, ma questa viene migliorata e si riprende la funzionalità dell’arto o la capacità di muovere le mani. E nel caso dei 2 poliziotti, che sono rimasti feriti sulla parte estensoria del braccio, sotto le ascelle, sul pettorale, sulle mani, sul collo e sul viso, tutto questo è fondamentale. Ovviamente, ogni paziente va valutato in maniera individuale, a seconda del tipo estensione della cicatrice, della profondità e del tipo di tessuto cicatriziale, sclerotico, atrofico e anelastico. Non c’è dunque un numero fisso di sedute, ognuna delle quali dura da 30 minuti a 1 ora, ma noi ci aspettiamo che saranno sufficienti 3-4 sedute, che più o meno si fanno 1 volta al mese, 1 volta ogni mese e mezzo. Il laser – prosegue Nisticò – può dare qualche fastidio. È per questo che si adottano procedure di anestesia locale o di bendaggi a freddo proprio per migliorare lo stato di benessere del paziente e perché tollerino al meglio il trattamento.”

“In realtà sono 2 i laser che vengono combinati”, precisa Nisticò. “Il primo è un laser chirurgico, Laser CO2, che agisce in profondità all’interno della pelle e che rinnova il tessuto cutaneo, dando uno stimolo riparativo alla pelle, che poi si rigenera; il secondo è un laser di tipo più vascolare e si chiama Dye Laser. Non agisce solo dove è presente una neoangiogenesi, perché la cicatrizzazione può comportare anche un aumento della vascolarizzazione e queste cicatrici sono spesso arrossate e piene di vasi e teleangectasie. Questo laser, dunque, migliora l’aspetto vascolare e l’aspetto microcircolatorio, che poi ha un beneficio su tutta la funzionalità del tessuto.”