
È stata potenziata al Policlinico di Modena l’attività di embolizzazione delle arterie uterine per il trattamento della fibromatosi uterina, grazie a una più stretta integrazione organizzativa tra l’équipe di Ginecologia, diretta dal prof. Antonio La Marca, e i colleghi della Radiologia Interventistica, dott. Cristian Caporali e dott. Federico Casari. Il rafforzamento della collaborazione consente di consolidare un approccio multidisciplinare nella presa in carico delle pazienti, favorendo una valutazione condivisa dei diversi percorsi terapeutici: nel primo trimestre 2026 sono state già una decina le donne seguite al Policlinico per questa patologia.
Il trattamento prevede l’occlusione selettiva delle arterie che alimentano i fibromi uterini, determinandone nel tempo la riduzione di volume e un miglioramento dei sintomi associati. L’intervento viene effettuato in anestesia locale e senza incisioni chirurgiche, con tempi di degenza generalmente contenuti e una ripresa relativamente rapida delle normali attività.
La fibromatosi uterina è una patologia benigna molto diffusa che può manifestarsi con sanguinamenti abbondanti, dolore pelvico, anemia e una riduzione della qualità di vita. In questo contesto, l’embolizzazione rappresenta una delle possibili opzioni terapeutiche, soprattutto nei casi in cui si intenda evitare o rimandare un intervento chirurgico più invasivo. Presso il Policlinico di Modena, la procedura è disponibile da diversi anni e negli ultimi mesi l’attività è stata ulteriormente strutturata proprio grazie al rafforzamento del coordinamento tra le 2 équipe coinvolte. “La collaborazione con la Radiologia Interventistica consente di offrire alle pazienti una valutazione più completa delle opzioni disponibili e di individuare il trattamento più appropriato caso per caso”, dichiara il prof. Antonio La Marca, direttore di Ostetricia e Ginecologia dell’A.O.U. di Modena.
L’embolizzazione uterina è una tecnica mininvasiva per la quale la Letteratura scientifica internazionale ha evidenziato buoni risultati in termini di riduzione dei sanguinamenti e del dolore, con un conseguente miglioramento della qualità di vita. Un ulteriore aspetto rilevante per molte donne è la possibilità di conservare l’utero, elemento che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nelle scelte terapeutiche. “L’obiettivo è offrire un trattamento efficace e al tempo stesso poco invasivo, inserito all’interno di un percorso clinico condiviso con i Ginecologi”, sottolinea il dott. Cristian Caporali, direttore della Struttura semplice di Radiologia Interventistica.
Con il potenziamento dell’attività di embolizzazione delle arterie uterine, il Policlinico di Modena è tra i pochi Centri ospedalieri a livello nazionale in cui sono disponibili tutte le tecniche mininvasive per il trattamento dei fibromi uterini, sottolinea la Struttura: già da un paio di anni, presso il nosocomio è disponibile la termoablazione con radiofrequenza e microonde, tecnologia quest’ultima particolarmente apprezzata dalle pazienti in quanto non richiede un intervento chirurgico vero e proprio. Riguardo alla termoablazione, il Centro ospita ogni mese Medici provenienti dall’estero per partecipare come discenti a delle sessioni di chirurgia live con il prof. La Marca e la sua équipe. Mercoledì 15 aprile 2026, il team modenese è stato protagonista di un evento nazionale di formazione a distanza, promosso da medicalchannel.it, dal titolo La Ginecologia Incontra la Radiologia Interventistica, cui oltre La Marca e Caporali, responsabili scientifici, hanno partecipato in qualità di relatori anche il dott. Federico Casari, la dott.ssa Emma Bertucci e la dott.ssa Maria Longo.
Obiettivo del potenziamento dell’attività di collaborazione con gli specialisti Radiologi interventisti, conclude la Struttura, è ampliare le possibilità terapeutiche per le pazienti affette da fibromatosi uterina e garantire una presa in carico multidisciplinare sempre più integrata.















