Di Silverio (Anaao): “Ssn ‘in terapia semi-intensiva’, vivo grazie a professionisti”

“Il Servizio Sanitario Nazionale oggi si trova ‘in una terapia semi-intensiva’. È ancora vivo soprattutto grazie all’abnegazione di chi continua a curarlo ogni giorno: noi professionisti.” È l’immagine della Sanità italiana tracciata da Pierino Di Silverio, segretario nazionale dell’Anaao Assomed, recentemente riconfermato alla guida del sindacato per il mandato 2026-2030, in un’intervista rilasciata a One Health, rivista online del Gruppo The Skill, nella quale ripercorre il lavoro svolto negli ultimi anni e indica le priorità del nuovo mandato: “Clinicizzazione del sistema, formazione dei nuovi professionisti e contratto della dirigenza sanitaria”.

Sul discusso emendamento di Forza Italia relativo all’esclusività dei Medici ospedalieri, Di Silverio parla di “un testo scritto male, che non definisce modalità, limiti e ruolo, ma si limita a dire che, terminate le ore di servizio in Ospedale, il professionista può andare a lavorare altrove. Una norma che aggira il principio dell’esclusività del rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale, rischiando di produrre un doppio danno”, dichiara. “Stipendi più bassi e professionisti chiamati a tappare i buchi di organico nelle Case di Comunità, senza un ruolo definito. Una riforma della professione è necessaria, ma deve essere costruita insieme ai professionisti. Non siamo contrari a una maggiore flessibilità della professione, ma a interventi improvvisati e privi di una visione complessiva.”

Il segretario nazionale dell’Anaao interviene anche sull’emendamento che apre alla possibilità di chiedere la reiscrizione all’Albo dei Medici no vax: “L’errore principale è stato commesso quando è stata bypassata la competenza degli Ordini Professionali”, afferma. “A decidere su questi casi avrebbe dovuto essere la FNOMCeO, che dispone già degli strumenti necessari per valutare il comportamento dei professionisti. Non si può essere contemporaneamente Medici e antiscientifici. O si crede nella Scienza oppure non ci si crede. E se non lo si è fatto durante la pandemia, faccio fatica a capire perché quella convinzione dovrebbe cambiare improvvisamente dopo qualche anno.”