Piemonte. Risolto il dolore toracico intrattabile

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Un uomo di 68 anni affetto da anni da dolore toracico di origine cardiaca (angina) refrattario a ogni terapia, è stato recentemente sottoposto con successo, presso l’Emodinamica della Cardiologia dell’Ospedale Maria Vittoria, al primo impianto in Piemonte del nuovo dispositivo intracardiaco “Reducer” per l’angina refrattaria. “Il paziente giunto alla nostra osservazione aveva una storia di malattia coronarica molto lunga, portatore da vent’anni di triplice bypass aorto-coronarico, che negli ultimi 5 anni aveva nuovamente manifestato dolori toracici, correlati al grave peggioramento della sua patologia, come evidenziato dalle coronarografie”, spiega il dott. Massimo Giammaria, Direttore della Cardiologia Ospedale Maria Vittoria. “Inizialmente, il problema era stato contenuto farmacologicamente ma ultimamente il dolore si presentava anche a riposo e neppure un tentativo di disostruzione coronarica mediante angioplastica aveva dato beneficio. Il paziente era costretto a una vita caratterizzata da severe restrizioni anche nelle attività più normali, a una terapia farmacologica intensa, con un progressivo peggioramento della qualità di vita, con sintomi disabilitanti e afflitto da un dolore toracico quotidiano e ripetuto. È difficile dire a un paziente che soffre che tutto è stato fatto e che non ha più possibilità di migliorare, soprattutto se si tratta di un paziente ancora giovane. Ma non ci siamo dati per vinti e con il dott. Andrea Gagnor, Responsabile dell’Emodinamica della nostra Cardiologia, abbiamo pensato di sottoporre il nostro paziente all’impianto del nuovo dispositivo ‘Reducer’, simile a uno stent, che deve essere posizionato in una grossa vena del cuore chiamata seno coronarico.”

“Il dispositivo – precisa Gagnor – è innovativo e attualmente è stato impiantato in circa 500 pazienti nel mondo, 150 in Italia. Si tratta di una specie di stent che viene inserito nel seno coronarico mediante un catetere introdotto tramite la vena giugulare, con una piccola puntura nella parte laterale del collo, in anestesia locale. Una volta rilasciato nel seno coronarico, il Reducer assume la forma di una clessidra. La normale reazione dell’organismo all’impianto fa sì che il dispositivo venga nel tempo riepitelizzato, cioè ricoperto da uno strato di cellule, creando quindi un restringimento nella vena. Questo restringimento, a sua volta, provoca la modifica del circolo nelle pareti muscolari del cuore che portano, in ben 8 pazienti su 10, al miglioramento dei sintomi e della perfusione del cuore rilevabile con la Risonanza Magnetica.”

“La procedura è relativamente semplice e si posiziona tecnicamente a cavallo tra l’emodinamica e l’elettrofisiologia”, aggiunge Giammaria. “Il paziente ha tollerato molto bene la procedura, durata in tutto poco meno di un’ora, e già dopo poche ore ha potuto alzarsi dal letto e camminare nel reparto. Verrà dimesso nei prossimi giorni e potremo vedere l’effetto clinico della terapia già tra quattro settimane circa e siamo molto ottimisti.”