Perché si manifesta l’emofilia A acquisita

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L’emofilia acquisita è un raro disturbo emorragico nel quale pazienti con geni per il fattore VIII normali sviluppano autoanticorpi inibitori nei confronti del fattore VIII. Questi autoanticorpi neutralizzano il fattore VIII umano circolante creando quindi un deficit di fattore VIII disponibile. Secondo i dati pubblicati nel Registro Europeo dell’Emofilia Acquisita (EACH2), l’età mediana dei pazienti con emofilia A acquisita alla diagnosi è di 74 anni: si tratta infatti di una patologia estremamente rara nei bambini e che incrementa significativamente dopo i 65 anni. Tuttavia, si trova un picco di casi nell’intervallo di età tra i 20 e i 40 anni, ovvero quando l’emofilia A acquisita appare associata alla gravidanza. Inoltre, il 48,1% dei pazienti presenta co-morbilità o condizioni cliniche alla manifestazione della patologia, quali malattie autoimmuni, oncologiche e reumatologiche tra le altre. Infine, si riporta una mortalità legata all’emofilia A acquisita fino al 22% dei casi.

L’emofilia acquisita è caratterizzata da gravi manifestazioni emorragiche e alterazioni dei test della coagulazione in soggetti senza precedenti personali o familiari di patologia coagulativa. Si tratta di una condizione autoimmunitaria, poiché la presenza di autoanticorpi, o inibitori, diretti specificamente contro un fattore della coagulazione determina un’interferenza nella funzione coagulativa, portando all’anomalia di laboratorio e alle manifestazioni emorragiche. Nella grande maggioranza dei casi vengono prodotti autoanticorpi diretti contro il fattore VIII (FVIII), per cui si rileva allungamento dell’aPTT e una carenza di FVIII, da qui emofilia A nella forma acquisita. Tale condizione si distingue nettamente per epidemiologia, diagnosi, clinica e trattamento, dallo sviluppo (secondario alla somministrazione di FVIII esogeno) di inibitori (alloanticorpi) in pazienti con deficit congenito di fattore VIII (emofilia A congenita o ereditaria).

Le condizioni più frequentemente associate allo sviluppo di autoanticorpi anti-FVIII sono la gravidanza, le malattie autoimmuni quali l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la miastenia gravis, patologie autoimmuni della tiroide e le neoplasie solide (prostata, rene, polmone, colon) e ematologiche (leucemia linfatica cronica e linfomi). Infine, inibitori anti-FVIII sono stati segnalati in pazienti con malattie dermatologiche (pemfigo, psoriasi, dermatite esfoliativa), malattie infiammatorie croniche dell’intestino ed in seguito a somministrazione di farmaci (interferone, penicillina, sulfamidici). Da tenere presente, inoltre, che circa il 50% degli autoanticorpi anti-FVIII si sviluppa spontaneamente senza che sia identificata una patologia sottostante. I pazienti con emofilia A acquisita presentano spesso gravi emorragie nei tessuti molli ed a livello delle mucose (epistassi, emorragie gastrointestinali, ematuria); talvolta la malattia esordisce in maniera drammatica con emorragia cerebrale. Gli emartri sono notevolmente più rari rispetto ai pazienti con emofilia A ereditaria. La mortalità legata alla patologia varia dall’8 al 22%, a seconda delle casistiche. La diagnosi è spesso difficile dal momento che l’anamnesi personale e familiare del paziente è negativa per patologie emorragiche pregresse, con conseguente ritardo diagnostico. La diagnosi di emofilia viene posta con la dimostrazione di un isolato allungamento dell’APTT, non corretto incubando il plasma del paziente con uguali volumi di plasma normale, associato ad una riduzione dei livelli di fattore VIII ed al rilevamento di un inibitore anti-FVIII in un individuo senza storia familiare o personale di sanguinamento.