Pelle e terapie oncologiche: disagi per 8 pazienti su 10

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Secchezza estrema della pelle, bruciore e prurito intenso, desquamazione, eritema con gonfiore di mani e piedi, vescicole o ulcerazioni nei casi più seri. Sono solo alcuni dei disagi dovuti alla tossicità cutanea dei trattamenti oncologici: un problema ancora poco noto e spesso sottovalutato, ma che colpisce complessivamente l’80% dei pazienti, con ripercussioni significative sulla qualità di vita e sull’aderenza alle cure. Secondo lo European Cancer Information System, nonostante il calo degli screening dovuto al Covid-19, nel 2020 sono state oltre 4milioni le nuove diagnosi di tumore in Europa, 382mila in Italia. I recenti progressi della ricerca scientifica hanno reso disponibili nuove terapie, non prive tuttavia di effetti indesiderati più o meno severi, anche a carico dell’epidermide. I trattamenti oncologici danneggiano la cute, rendendola più sottile, fragile, irritata e privandola della naturale barriera protettiva. E non si tratta di una prerogativa della radioterapia (fino al 95% dei casi) o degli agenti chemioterapici (30-60%): lo stesso accade anche con i farmaci biologici (50-90%) e l’immunoterapia (30-50%).

“Le terapie antitumorali possono determinare l’insorgenza di numerose tossicità cutanee, ancora oggi spesso ‘orfane’ di studi e specialisti dedicati, benché abbiano un impatto disastroso sulla qualità di vita”, spiega Bruno Vincenzi, professore di Oncologia Medica presso il Policlinico Universitario Campus Bio-medico di Roma. “La comparsa di queste reazioni avverse si deve al fatto che l’epidermide è un epitelio a rapida riproduzione ma le cure oncologiche rallentano la sua capacità rigenerativa. Ci sono le tossicità tipiche degli anticorpi monoclonali, che inibiscono il fattore di crescita dell’epidermide e provocano rash follicolare, eczemi, secchezza o addirittura fissurazioni. Altri farmaci danno un imponente prurito, molti inducono alopecia e altri ancora, come la capecitabina, portano alla sindrome mani-piedi, con edema e rossore delle estremità. Senza contare tutte le tossicità cutanee dei nuovi farmaci immunoterapici, che possono causare dermatiti importanti. Nei casi più lievi, si può intervenire applicando – anche a scopo preventivo – creme idratanti, contenenti urea o idrocortisone, e modulando la terapia in modo da ridurre gli effetti collaterali.”

“Si stima che il 50% dei pazienti oncologici venga sottoposto a trattamento radiante e, di questi, circa il 95% sviluppi problematiche cutanee di grado variabile, acute o tardive”, dichiara Nice Bedini, dirigente medico presso la S.C. Radioterapia Oncologica 1, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. “Tali effetti possono essere lievi, come un semplice eritema; se severi, possono avere conseguenze sia sulla corretta prosecuzione delle terapie, con ripercussioni sulla loro efficacia, sia sulla vita quotidiana, durante e dopo la radioterapia. È quindi necessario, oltre a un’attenta elaborazione del piano di cura e all’identificazione di eventuali fattori di rischio per una maggiore tossicità radioindotta, proteggere e favorire la riparazione cutanea con prodotti topici efficaci e di qualità, per permettere alla pelle di sopportare meglio le radiazioni ionizzanti. Occorrerà poi seguire alcuni accorgimenti igienici e comportamentali preventivi. Una corretta gestione della tossicità cutanea sarà rilevante anche in prospettiva futura, data la sempre migliore aspettativa di vita dei pazienti oncologici.”

Complice l’aumentata sopravvivenza al cancro, l’approccio del medico al paziente è culturalmente cambiato: oggi l’obiettivo non è più solo curare la malattia ma raggiungere il benessere globale della persona. Non a caso, una delle quattro aree di intervento del Piano Europeo di lotta contro il cancro è proprio migliorare la qualità di vita. “Una diagnosi di tumore e il percorso terapeutico che ne consegue hanno un impatto devastante sulla salute ma anche sulla sfera psicologica, sui rapporti sociali e di coppia”, commenta Chiara Navarra, psiconcologa presso la UOD Psiconcologia del Sant’Andrea di Roma. “Per questo motivo è fondamentale considerare il paziente nella sua complessità, attraverso una presa in carico multidisciplinare che punti anche a prevenire e gestire i diversi effetti collaterali dei trattamenti. Le complicanze cutanee, in particolare, determinano una notevole sofferenza psicosociale, per le limitazioni che comportano e per l’alterazione dell’immagine corporea che ne deriva: la disponibilità di cosmetici in grado di migliorare la salute della pelle può, quindi, giovare anche al benessere psicologico della persona con tumore.”

“La battaglia contro il tumore è spesso lunga e difficile”, dichiara Massimiliano Rocchi, amministratore delegato di Accord Healthcare Italia. “Riconoscere la centralità del paziente, in questo percorso, significa per noi aiutarlo ad affrontare il delicato periodo delle cure con prodotti che rispondano concretamente ai suoi bisogni, restituendo qualità alla vita.”