Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 17/06/2008

 

Morte cerebrale ed espianto: il punto di visti dei vari rappresentanti regionali


Morte cerebrale ed espianto. Un problema dibattuto al Convegno Nazionale dell'OCST (Organizzazione Centro Sud Trapianti) nel Centro Congressi dell'Hotel Giò di Perugia.

Ad aprire la sessione dei medici, Paolo Pettinao che ha introdotto il relatore Aldo Pagni sul delicato tema della "Morte encefalica". "La morte celebrale - spiega Pagni - è un argomento difficile da trattare. Le famiglie che si trovano a dover accettare lo stato vegetativo di un proprio caro vanno incontro a molte sofferenze. Lo stato comatoso vegetativo, tra l'altro, è solitamente seguito da numerose piaghe da decubito".

"Nel caso dei giovani, per i genitori -continua il relatore - diventa difficile accettare la morte celebrale del proprio congiunto e sono proprio loro che dovranno compiere l'ultima scelta sulla vita del loro caro, cioè la donazione degli organi. Esistono molti casi in cui i parenti non riescono a accettare che la persona amata muoia e piuttosto intraprendono il difficile percorso dell'accanimento terapeutico, che non manca di riservare dolore e stress prolungati. E' un diritto del paziente, invece, poter concludere la propria esistenza in maniera dignitosa."

La seconda parte della giornata di convegno è stata dedicata al confronto, moderato da Renzo Pretagostini, tra le realtà regionali dei centri che si riferiscono all'Organizzazione Centro Sud Trapianti: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lazio, Sardegna, Sicilia e Umbria.

In apertura Antonio Famulari, rappresentante del centro trapianti regionale abruzzese, ha esposto le strategie operative di organizzazione e ottimizzazione applicate dal centro. "Sono diverse" - ha commentato Famulari- "le iniziative in atto per potenziare la nostra struttura. Dai dati raccolti, tuttavia, non è ancora pienamente soddisfacente la percentuale dei casi in cui l'espianto dell'organo dal donatore è compatibile con il ricevente. Questa situazione è data dai nostri tentativi di analizzare anche i casi in cui non c'è un'idoneità clinica per cercare di recuperare più donatori possibili. Un grande rilievo ha inoltre l'opposizione nella donazione di organi, ancora troppo alta, che riguarda soprattutto le persone anziane".

La seconda relazione è stata esposta da Angelo Saracino, che lavora nel centro CRT di Basilicata. Egli ha sottolineato "L'unica sede di neurochirurgia della regione lucana è ubicata a Potenza, i posti letto disponibili giungono rapidamente a saturazione. A causa di questa difficoltà i pazienti sono trasferiti in ospedali delle zone circostanti, creando così disagi anche ai parenti. Il dato positivo degli ultimi anni è l'aumento delle donazioni. Una nuova iniziativa, per garantire un ambiente protetto alle famiglie di possibili donatori, è stata quella di creare dei luoghi specifici dove poter parlare con loro nel modo più riservato possibile".

"In Calabria nel 2008" - afferma Pellegrino Mancini - "è fortunatamente diminuita l'opposizione alla donazione. Sono tante le difficoltà che il nostro sistema ospedaliero regionale deve affrontare e stiamo esperendo ogni tentativo per migliorare le nostre possibilità nel campo dei trapianti". Anche Paolo Giannattasio, rappresentante del centro trapianti della Campania, ha sottolineato il significativo incremento della donazione dei tessuti nell'ultimo triennio.

"Invece nel Lazio" - spiega Domenico Adorno- "negli ultimi anni c'è stata una stasi delle donazioni, non tanto per opposizione quanto per mancanza d'idoneità clinica. Il nostro obiettivo è teso a migliorare le attività di prelievo degli organi e di aiutare anche attraverso sostegno psicologico alle famiglie dei donatori".

Paolo Pettinao, che rappresenta la regione Sardegna, ha posto l'accento sulle difficoltà che questa regione deve affrontare, prima di tutto il calo delle donazioni dovuto all'aumento delle opposizioni. "Una nota positiva "- precisa Pettinao- "è rappresentata dall'avvio, negli scorsi mesi, degli interventi di trapianto di cornee: non già un traguardo, ma piuttosto un punto d'inizio per ulteriori miglioramenti".

"In Sicilia" - illustra Vito Sparacino - "c'è stato un sensibile aumento delle donazioni e una diminuzione delle opposizioni. Abbiamo realizzato nuove strutture e migliorato l'organizzazione interna degli ospedali grazie all'autonomia finanziaria."

Cesare Gambelunghe, ospite del convegno e referente per la regione Umbria, ha parlato del Polo Unico Santa Maria della Misericordia. "L'ospedale" - commenta Gambelunghe - "ospiterà una nuova struttura per i trapianti ed aumenteranno i posti letto disponibili per il reparto di rianimazione. Un'altra novità è l'equipe mobile per i trapianti finanziata dall'azienda con i fondi del Centro regionale trapianti".

Al termine delle relazioni regionali si è tenuta la tavola rotonda dei partecipanti, moderata da Renzo Pretagonisti e Tiziana Garzilli.

Contestualmente al convegno medico, ha avuto luogo la sessione infermieristica.

Nunzia Bongermino ha introdotto i lavori con un resoconto delle principali attività realizzate dall'OCST a livello infermieristico. Anche le riunioni del comparto sono giunte alla loro decima edizione, così come in ambito medico. Le finalità della sessione infermieristica permettono di dare visibilità al lavoro del gruppo, cogliere l'occasione per rispondere al bisogno formativo, e trattare il tema trapianto per motivare il personale dedicato alla donazione e riconoscere il ruolo del coordinatore clinico di trapianto.

Marinella Fichera ha formulato un'analisi dei bisogni formativi degli infermieri di terapia intensiva in area OCST. L'infermiere è in coinvolto in tutte le fasi del processo del trapianto, quelli clinici, assistenziali, procedurali connessi al delicato argomento. In considerazione della centralità del ruolo dell'infermiere nel processo di donazione il gruppo di lavoro ha cercato di monitorare il bisogno formativo di tale figura professionale. Le terapie coinvolte sono state 65.

Rosalba Setticasi si occupa di prelievo multi organo e propone un progetto formativo del Gruppo di Studio infermieristico dell'organizzazione. La metodologia scelta è quella dell'"Action learning" un percorso formativo "on the job", inventata dal Prof. Reg Revans, fisico di Cambridge. Il progetto elaborato in seno all'OCST intende analizzare tutti gli step dall'individuazione del neuroleso al prelievo dell'organo da trapiantare. Tutti i partecipanti, alla fine del corso, avranno quelle conoscenze che servono per occuparsi a tutte le fasi predette. Il corso di formazione potrebbe essere itinerante, con una metà dei docenti facenti parte di un pool specifico, ed il resto proveniente dalle sedi locali ove accadono gli eventi formativi.

Tomasina Angiolas, infermiera di Cagliari, ha introdotto l'argomento dell'individuazione del potenziale donatore, con la diagnosi di morte. La procedura nasce da una stretta collaborazione tra il medico e l'infermiere. La fase di reperimento deve poter contare su processi attivi 24 ore su 24 e su procedure condivise ed acquisite da tutti i soggetti che partecipano alla complessa attività. La donazione, com'è noto, può avvenire da donatore vivente o da cadavere. L'introduzione di nuove regole nel codice della strada (ad esempio quelle legate all'uso del casco da parte dei motociclisti), ha generato una evoluzione nel campo delle donazioni, e quindi - ad esempio - i casi di donatori da trauma cranico si sono sensibilmente ridotti.

Melissa Centi ha parlato del prelievo di organi da trapiantare; soltanto nel 1993 è stato promulgato un dispositivo normativo che stabilisce la definizione di morte per cessazione di tutte le funzioni dell'encefalo. La durata di osservazione ai fini dell'accertamento della morte dipende in funzione dell'età della persone deceduta. Una serie di segni premonitori consente di annunciare l'imminenza del decesso, e di fornire il tempo utile per il trattamento delle procedure atte alla preparazione di un eventuale trapianto. Per la diagnosi di morte devono essere presenti criteri clinici; ad esempio, l'esame clinico neurologico realizzerà una serie di prove di riflesso sul soggetto potenzialmente donatore. Altre articolate procedure di analisi aiuteranno il medico e l'infermiere ad assumere la decisione di attivare la segnalazione verso il sistema dei trapianti. Solo la certezza della morte encefalica permette di accertare la presenza di un individuo potenzialmente donatore.

Il nursing nel mantenimento del potenziale donatore è stata la tematica trattata da Antonio Curcuruto. L'infermiere rappresenta un punto di osservazione di fondamentale importanza per il mondo del trapianto, affiancando il medico nella fase di valutazione della compatibilità tra il potenziale donatore e la successiva fase del trapianto. La parte immunologica e microbiologica costituisce uno dei momenti di accurato approfondimento dell'affinità tra l'organo individuato ed il soggetto ricevente.

Loredana Ferri ha introdotto l'argomento del il follow-up post trapianto: funzioni e competenze del coordinatore clinico infermieristico, con particolare riferimento alle procedure da eseguire in caso di trapianto cardiaco. Gli esami specifici e gli screening extracardiaci sono numerosi e complessi, ma favoriscono la riduzione di una serie di complicanze che potrebbero inficiare il beneficio del trapianto dell'organo individuato nel potenziale donatore. Il coordinatore clinico ricopre un ruolo importante sia nella fase pre-trapianto, sia nel post-trapianto, fornendo supporto psicologico al paziente candidato al trapianto, ed esperendo le tecniche di preparazione all'intervento.

Il follow-up post trapianto: Diana Malagoli, che opera a Modena, ha raccontato le differenti problematiche rivolte all'assistenza del paziente trapiantato ed alla verifica della funzionalità dell'organo trapiantato. All'infermiere sono richieste - tra le altre - capacità tecniche, relazionali e di comunicazione empatica. Non è una semplice attività ambulatoriale ma un complesso articolato di funzioni fondamentali per la riuscita del trapianto.

La persona trapiantata di rene, ha un vissuto di dipendenza da una macchina, un rapporto di amore o conflitto con la macchina dialitica ed una limitazione alimentare e idrica. Nunzia Bongermino ha intrattenuto i convenuti sulle azioni di follow-up dei trapiantati di rene. Ad una ritrovata libertà conseguente alle nuove funzionalità dell'organo trapiantato, si contrappone tuttavia l'assunzione di una serie di accorgimenti che il paziente trapiantato deve imparare ad affrontare come un vero e proprio nuovo stile di vita. L'infermiere è in grado di rispondere alle principali preoccupazioni del paziente e di motivarlo adeguatamente affinché possa affrontare serenamente i problemi post-trapianto.

Imma Di Noia, del Centro CRT di Basilicata, ha fornito la personale esperienza nel mondo dei trapianti, proponendo una case history dell'attività svolta dal centro negli ultimi anni, dal 2006 al 2008. La qualità della vita dei pazienti trapiantati ha dimostrato un significativo miglioramento della tendenza.

Infine, la commossa testimonianza di un paziente trapiantato ha segnalato la necessità di riflettere sulle cure e, ancora di più, sulle attenzioni che tutti i professionisti del settore medico devono riservare alle persone che confidano nel trapianto per migliorare la propria esistenza, e con essa una concreta e dignitosa aspettativa di vita.

 

 






 
 
 
 

  



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